In un sermone, Giovanni Crisostomo parla di medicina del digiuno che «il nostro filantropico Signore, da Padre amorevole» escogitò per noi 4.… La salute del corpo e dell'anima sono un'unità, vanno insieme.
Questo convincimento, che è anche una scoperta della moderna psicologia, ricorre di continuo negli scritti dei primi monaci e dei Padri della Chiesa. Dice a esempio Atanasio: «Vedi dunque cosa fa il digiuno! Guarisce le malattie, libera il corpo dalle sostanze superflue, scaccia gli spiriti maligni, espelle i cattivi pensieri, dà allo spirito una più grande chiarezza, purifica il cuore, spiritualizza il corpo, in una parola fa accedere l'uomo dinanzi al trono di Dio ... Grande forza è il digiuno, e porta a grandi vittorie!»6
Come si vede, è l'eliminazione delle sostanze superflue che qui guarisce le malattie. Un'asserzione che potrebbe lì per lì sembrare propria della primitiva medicina popolare, ci rivela invece la sua vera portata appena l'accostiamo alle conoscenze della moderna medicina del digiuno. Il dottor Buchinger, che in Germania dopo la prima guerra mondiale divulgò l'efficacia terapeutica del digiuno e applicò con grande successo il digiuno terapeutico in numerose cure, scrive: «Il digiuno terapeutico è essenzialmente una cura per eliminare il superfluo, una cura depurativa di tutte le sedimentazioni del corpo. Di tutte! Il principio degli antichi medici diceva testualmente:
Abstinentia totum corpus aequaliter purgat, l'astinenza purga, libera tutto il corpo in ugual misura.
E così descrive ciò che avviene nel corpo: «Le riserve di glicogeno nel fegato e altre sostanze in circolo nel sangue, pronte per essere assimilate, vengono subito eliminate e in circa tre giorni l'economia del corpo si riduce a provvedere allo stretto necessario. Tutti i processi metabolici si adattano alla parsimonia. Poi arriva l' "autarchia", il circolo poco dispendioso. Il corpo si trova di fronte alla necessità, per mantenere l'equilibrio dell'azoto, d'intaccare i depositi proteici. Sulla base di un'ampia esperienza possiamo affermare che a tal fine vengono anzitutto distrutte le sostanze e i prodotti che hanno un ruolo deleterio e patologico, provocando a esempio sudorazioni patologiche, secchezza della pelle, sedimentazioni, sostanze in eccesso, debolezza, senso d'oppressione ecc.»8.
Il digiuno elimina dunque le sostanze dannose, il corpo si libera dalle scorie e in tal modo anche da molte malattie. Il digiuno distrugge le cellule invecchiate e incentiva la riformazione di cellule giovani. «Questo ci spiega perché il digiuno ha un così grande effetto di rigenerazione del corpo»9. La cura del digiuno giova soprattutto per malattie come reumi, artriti, arteriosclerosi e infezioni della pelle. Ma queste scoperte della moderna medicina del digiuno erano già note, come abbiamo visto, all'antica medicina popolare.
Atanasio però non si ferma solamente all' efficacia del digiuno sul corpo. Secondo lui, l'abbiamo appena visto, il digiuno scaccia gli spiriti maligni, espelle i cattivi pensieri e induce una maggiore chiaroveggenza dello spirito. Purifica dunque corpo e anima insieme. È evidente che Atanasio pensa all'uomo nella sua realtà. Lo considera un'unità di corpo e anima. Per lui, chiarezza del pensiero e salute del corpo vanno insieme. Se ho un corpo sano, posso anche avere dei pensieri buoni. E, al contrario, non posso aspettarmi che il mio spirito sia chiaroveggente se ho appesantito il corpo con il cibo. Atanasio dice insomma che il digiuno spiritualizza il corpo. Mediante il digiuno, il corpo diventa tempio dello Spirito Santo, diventa aperto allo Spirito di Dio. Non soltanto l'anima dell'uomo appartiene al Signore, ma anche il suo corpo. Noi non abbiamo semplicemente un corpo, ma siamo il nostro corpo. E se vogliamo aprirci a Dio, dobbiamo cominciare dal corpo. Se vogliamo essere del Signore, dobbiamo provarlo anche con il corpo. Il digiuno «spiritualizza il corpo, in una parola fa accedere l'uomo dinanzi al trono di Dio». Ci mette alla presenza di Dio.
Il digiuno mantiene beante la nostra ferita, la nostra manchevolezza, che ci tiene rivolti nella direzione di Dio, e a questo modo noi non cerchiamo troppo in fretta e altrove soddisfazione al nostro desiderio, presso gli uomini oppure nelle bellezze di questo mondo. Il digiuno ci trattiene dal far cicatrizzare troppo in fretta le nostre ferite, dal lenirle con surrogati; ci fa invece sentire nel corpo la nostra più profonda vocazione, che siamo cioè in cammino verso Dio e che soltanto Dio può appagare la nostra più intima inquietudine.
Nei suoi sermoni, anche Basilio Magno sottolinea di continuo l'efficacia salvifica del digiuno sul corpo e sull'anima. Rammenta come i medici prescrivano il digiuno ai malati e come un corpo che si contenta di un' alimentazione parca e leggera eviti le malattie meglio d'un altro che invece esagera in cibi pesanti, di difficile assimilazione. Ne conclude che il digiuno è un'efficace medicina contro il peccato. Si dev'esser contenti d'avere questo rimedio per il peccato, e perciò con spirito lieto si deve digiunare, invece di darne spettacolo per apparire grandi asceti dinanzi agli altri; altrimenti il digiuno non serve.
«La maggior parte degli uomini vive la sua vita come se fosse sempre su un palcoscenico, e ha in cuore pensieri diversi da quelli che esprime. Non camuffare il tuo aspetto! Mostrati come sei! Non voler apparire lugubre e cupo, per acquistar fama d'asceta! Una buona azione, che uno strombazza, non è d'utilità alcuna, e il digiuno di cui si fa spettacolo non porta a nessun buon risultato. Ciò che uno fa per vantarsene, non dà frutto per la vita futura, ma finisce con la lode degli uomini. Sii dunque ben contento del dono del digiuno!»10.
In un altro sermone rincara e sostiene che il digiuno rifà la pace: «Se tutti i popoli accogliessero il consiglio del digiuno per dirimere le loro controversie, più niente impedirebbe che la più perfetta pace regnasse nel mondo. I popoli non si solleverebbero più gli uni contro gli altri, né gli eserciti si distruggerebbero più a vicenda. Sulle strade appartate non ci sarebbero più briganti in agguato, nelle città non ci sarebbero più contendenti, né pirati sul mare. La nostra vita non sarebbe più così fitta di pianti e lamenti, se regnasse il digiuno. Esso insegnerebbe a tutti che l'amore è da preferire al denaro, al superfluo e, in generale, che l'affetto è preferibile all'inimicizia» 11 .
L'idea che il digiuno può operare la pace la ritroviamo spesso, nei Padri della Chiesa. Dice ad esempio Pietro Crisologo: «Il digiuno è la pace dei corpi» 12. Anche Giovanni Climaco attribuisce al digiuno analoghi effetti: «Il digiuno blocca il profluvio delle chiacchiere, allevia l'inquietudine, favorisce l'ubbidienza, rende gradevole il riposo, sana i corpi, placa gli animi»13.
Soltanto discordia proviene invece dall'intemperanza, dell'imperversare delle passioni e degli istinti. Il digiuno obbliga l'uomo alla disciplina, lo libera dal predominio delle sue passioni e così gli dà intima pace. Una pace che non è puramente spirituale, ma anche dei corpi, come dice il Crisologo. Il corpo s'acquieta, sia perché non più sfiancato da pesanti digestioni, sia perché i suoi istinti vengono imbrigliati.
Nei Padri della Chiesa è insomma ricorrente un modo di considerare il digiuno che sottende l'unità fra corpo e anima. Per essi non è mai questione soltanto di salute del corpo, e nemmeno di salvezza dello spirito, ma di tutto l'uomo. Se l'uomo vive in modo corretto, se rispetta, come deve, il corpo e lo spirito, allora vive anche in modo salutare. Per questo, per i Padri della Chiesa il digiuno non è una pura disciplina esteriore, un'opera che si può esibire a Dio, ma un esercizio, una pratica che deve porre nella giusta condizione l'uomo intero. Il digiuno del corpo deve accompagnarsi al digiuno dello spirito, o, per meglio dire: correttamente inteso, il digiuno del corpo è già sempre un digiuno dello spirito. Perché, quando digiuna, dentro di sé l'uomo lotta non soltanto contro il suo corpo, ma anche contro le sue passioni e i suoi pensieri.
4 Giovanni Crisostomo, Omelie sulla Genesi, lO, citato in Texte der Kirchenvater (a cura di A. Heilmann), Miinchen 1964, p. 281.
5 Giovanni Cassiano, L'ordinamento del chiostro, V, 5 [cfr., in tr. it., Le istituzioni cenobitiche, Ed. Scritti monastici, 1989].
6 Citato da P. R. Régamey, op. cit., p. 60.
7 O. Buchinger. op. cito Vedi anche R. Dahlke, Bewusst fasten. Mlinchen 1983.
8 O. Buchinger, op. cit .• p. 3 I.
9 W. Zabe1, Das Fasten. Seine Technik und /ndikation sowie Beitriige zu seiner Physiologie, Stuttgart 1950, p. 55.
IO San Basilio, Omelia sul digiuno, citata in Texte der Kirchenvater, cit., pp. 285s.
11 San Basilio, Omelia sul digiuno, citata in P. R. Régamey, op. cit., p. 93. 12 San Pietro Crisologo, Sermone 8, citato in P. R. Régamey, op. cit., p. 76 [cfr., in tr. it., Opere di Pietro Crisologo, Ed. Città Nuova].
13 Citato da P. R. Régamey, op. cit., p. 60.
(Tratto da Digiunare per il corpo e per lo spirito - di Anselm Grun - Ed. San Paolo )
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Quaresima, tempo di digiuno, tempo di illuminazione