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 Conversione: Come il digiuno purifica corpo e anima insieme

Chiesa Madre e Maestra
(www.chiesadomestica.net  - 17.3.2007) - Per vincere il Male - Dice Atanasio, Padre della Chiesa: «Vedi dunque cosa fa il digiuno! Guarisce le ma­lattie, libera il corpo dalle sostanze superflue, scaccia gli spiriti maligni, espelle i cattivi pensieri, dà allo spirito una più grande chiarezza, purifica il cuore, spiritualizza il cor­po, in una parola fa accedere l'uomo dinanzi al trono di Dio ... Grande forza è il digiuno, e porta a grandi vittorie!» E così descrive ciò che avviene nel corpo: «Le riserve di glicogeno nel fegato e altre sostanze in circolo nel san­gue, pronte per essere assimilate, vengono subito elimi­nate e in circa tre giorni l'economia del corpo si riduce a provvedere allo stretto necessario. Tutti i processi meta­bolici si adattano alla parsimonia. Poi arriva l'"autarchia", il circolo poco dispendioso…" - di Anselm Grun


_______




(…)

In un sermone, Giovanni Crisostomo parla di medici­na del digiuno che «il nostro filantropico Signore, da Pa­dre amorevole» escogitò per noi 4.… La salute del corpo e dell'anima sono un'uni­tà, vanno insieme.

Questo convincimento, che è anche una scoperta della moderna psicologia, ricorre di continuo negli scritti dei pri­mi monaci e dei Padri della Chiesa. Dice a esempio Ata­nasio: «Vedi dunque cosa fa il digiuno! Guarisce le ma­lattie, libera il corpo dalle sostanze superflue, scaccia gli spiriti maligni, espelle i cattivi pensieri, dà allo spirito una più grande chiarezza, purifica il cuore, spiritualizza il cor­po, in una parola fa accedere l'uomo dinanzi al trono di Dio ... Grande forza è il digiuno, e porta a grandi vittorie!»6

Come si vede, è l'eliminazione delle sostanze superflue che qui guarisce le malattie. Un'asserzione che potrebbe lì per lì sembrare propria della primitiva medicina popo­lare, ci rivela invece la sua vera portata appena l'acco­stiamo alle conoscenze della moderna medicina del di­giuno. Il dottor Buchinger, che in Germania dopo la pri­ma guerra mondiale divulgò l'efficacia terapeutica del digiuno e applicò con grande successo il digiuno tera­peutico in numerose cure, scrive: «Il digiuno terapeutico è essenzialmente una cura per eliminare il superfluo, una cura depurativa di tutte le sedimentazioni del corpo. Di tut­te! Il principio degli antichi medici diceva testualmente:

Abstinentia totum corpus aequaliter purgat, l'astinenza purga, libera tutto il corpo in ugual misura.

E così descrive ciò che avviene nel corpo: «Le riserve di glicogeno nel fegato e altre sostanze in circolo nel san­gue, pronte per essere assimilate, vengono subito elimi­nate e in circa tre giorni l'economia del corpo si riduce a provvedere allo stretto necessario. Tutti i processi meta­bolici si adattano alla parsimonia. Poi arriva l' "autarchia", il circolo poco dispendioso. Il corpo si trova di fronte al­la necessità, per mantenere l'equilibrio dell'azoto, d'in­taccare i depositi proteici. Sulla base di un'ampia espe­rienza possiamo affermare che a tal fine vengono anzitutto distrutte le sostanze e i prodotti che hanno un ruolo dele­terio e patologico, provocando a esempio sudorazioni pa­tologiche, secchezza della pelle, sedimentazioni, sostan­ze in eccesso, debolezza, senso d'oppressione ecc.»8.

Il digiuno elimina dunque le sostanze dannose, il cor­po si libera dalle scorie e in tal modo anche da molte ma­lattie. Il digiuno distrugge le cellule invecchiate e incen­tiva la riformazione di cellule giovani. «Questo ci spiega perché il digiuno ha un così grande effetto di rigenerazione del corpo»9. La cura del digiuno giova soprattutto per ma­lattie come reumi, artriti, arteriosclerosi e infezioni della pelle. Ma queste scoperte della moderna medicina del di­giuno erano già note, come abbiamo visto, all'antica me­dicina popolare.

Atanasio però non si ferma solamente all' efficacia del digiuno sul corpo. Secondo lui, l'abbiamo appena visto, il digiuno scaccia gli spiriti maligni, espelle i cattivi pen­sieri e induce una maggiore chiaroveggenza dello spirito. Purifica dunque corpo e anima insieme. È evidente che Atanasio pensa all'uomo nella sua realtà. Lo considera un'unità di corpo e anima. Per lui, chiarezza del pensie­ro e salute del corpo vanno insieme. Se ho un corpo sa­no, posso anche avere dei pensieri buoni. E, al contrario, non posso aspettarmi che il mio spirito sia chiaroveggen­te se ho appesantito il corpo con il cibo. Atanasio dice in­somma che il digiuno spiritualizza il corpo. Mediante il digiuno, il corpo diventa tempio dello Spirito Santo, di­venta aperto allo Spirito di Dio. Non soltanto l'anima del­l'uomo appartiene al Signore, ma anche il suo corpo. Noi non abbiamo semplicemente un corpo, ma siamo il nostro corpo. E se vogliamo aprirci a Dio, dobbiamo comincia­re dal corpo. Se vogliamo essere del Signore, dobbiamo provarlo anche con il corpo. Il digiuno «spiritualizza il cor­po, in una parola fa accedere l'uomo dinanzi al trono di Dio». Ci mette alla presenza di Dio.

Il digiuno mantiene beante la nostra ferita, la nostra manchevolezza, che ci tiene rivolti nella direzione di Dio, e a questo modo noi non cerchiamo troppo in fretta e al­trove soddisfazione al nostro desiderio, presso gli uomi­ni oppure nelle bellezze di questo mondo. Il digiuno ci trat­tiene dal far cicatrizzare troppo in fretta le nostre ferite, dal lenirle con surrogati; ci fa invece sentire nel corpo la nostra più profonda vocazione, che siamo cioè in cammino verso Dio e che soltanto Dio può appagare la nostra più intima inquietudine.

Nei suoi sermoni, anche Basilio Magno sottolinea di continuo l'efficacia salvifica del digiuno sul corpo e sull'anima. Rammenta come i medici prescrivano il digiuno ai malati e come un corpo che si contenta di un' alimen­tazione parca e leggera eviti le malattie meglio d'un altro che invece esagera in cibi pesanti, di difficile assimilazione. Ne conclude che il digiuno è un'efficace medicina contro il peccato. Si dev'esser contenti d'avere questo ri­medio per il peccato, e perciò con spirito lieto si deve di­giunare, invece di darne spettacolo per apparire grandi asceti dinanzi agli altri; altrimenti il digiuno non serve.

«La maggior parte degli uomini vive la sua vita come se fosse sempre su un palcoscenico, e ha in cuore pensieri diversi da quelli che esprime. Non camuffare il tuo aspet­to! Mostrati come sei! Non voler apparire lugubre e cu­po, per acquistar fama d'asceta! Una buona azione, che uno strombazza, non è d'utilità alcuna, e il digiuno di cui si fa spettacolo non porta a nessun buon risultato. Ciò che uno fa per vantarsene, non dà frutto per la vita futura, ma finisce con la lode degli uomini. Sii dunque ben conten­to del dono del digiuno!»10.

In un altro sermone rincara e sostiene che il digiuno ri­fà la pace: «Se tutti i popoli accogliessero il consiglio del digiuno per dirimere le loro controversie, più niente im­pedirebbe che la più perfetta pace regnasse nel mondo. I popoli non si solleverebbero più gli uni contro gli altri, né gli eserciti si distruggerebbero più a vicenda. Sulle stra­de appartate non ci sarebbero più briganti in agguato, nel­le città non ci sarebbero più contendenti, né pirati sul ma­re. La nostra vita non sarebbe più così fitta di pianti e la­menti, se regnasse il digiuno. Esso insegnerebbe a tutti che l'amore è da preferire al denaro, al superfluo e, in gene­rale, che l'affetto è preferibile all'inimicizia» 11 .

L'idea che il digiuno può operare la pace la ritroviamo spesso, nei Padri della Chiesa. Dice ad esempio Pietro Cri­sologo: «Il digiuno è la pace dei corpi» 12.  Anche Giovanni Climaco attribuisce al digiuno analoghi effetti: «Il digiu­no blocca il profluvio delle chiacchiere, allevia l'inquie­tudine, favorisce l'ubbidienza, rende gradevole il riposo, sana i corpi, placa gli animi»13.

Soltanto discordia proviene invece dall'intemperanza, dell'imperversare delle passioni e degli istinti. Il digiuno obbliga l'uomo alla disciplina, lo libera dal predominio delle sue passioni e così gli dà intima pace. Una pace che non è puramente spirituale, ma anche dei corpi, come di­ce il Crisologo. Il corpo s'acquieta, sia perché non più sfiancato da pesanti digestioni, sia perché i suoi istinti ven­gono imbrigliati.

Nei Padri della Chiesa è insomma ricorrente un modo di considerare il digiuno che sottende l'unità fra corpo e anima. Per essi non è mai questione soltanto di salute del corpo, e nemmeno di salvezza dello spirito, ma di tutto l'uomo. Se l'uomo vive in modo corretto, se rispetta, co­me deve, il corpo e lo spirito, allora vive anche in modo salutare. Per questo, per i Padri della Chiesa il digiuno non è una pura disciplina esteriore, un'opera che si può esibi­re a Dio, ma un esercizio, una pratica che deve porre nel­la giusta condizione l'uomo intero. Il digiuno del corpo deve accompagnarsi al digiuno dello spirito, o, per me­glio dire: correttamente inteso, il digiuno del corpo è già sempre un digiuno dello spirito. Perché, quando digiuna, dentro di sé l'uomo lotta non soltanto contro il suo cor­po, ma anche contro le sue passioni e i suoi pensieri.



4 Giovanni Crisostomo, Omelie sulla Genesi, lO, citato in Texte der Kir­chenvater (a cura di A. Heilmann), Miinchen 1964, p. 281.
5 Giovanni Cassiano, L'ordinamento del chiostro, V, 5 [cfr., in tr. it., Le isti­tuzioni cenobitiche, Ed. Scritti monastici, 1989].
6 Citato da P. R. Régamey, op. cit., p. 60.
7 O. Buchinger. op. cito Vedi anche R. Dahlke, Bewusst fasten. Mlinchen 1983.
8 O. Buchinger, op. cit .• p. 3 I.
9 W. Zabe1, Das Fasten. Seine Technik und /ndikation sowie Beitriige zu sei­ner Physiologie, Stuttgart 1950, p. 55.
IO San Basilio, Omelia sul digiuno, citata in Texte der Kirchenvater, cit., pp. 285s.
11 San Basilio, Omelia sul digiuno, citata in P. R. Régamey, op. cit., p. 93. 12 San Pietro Crisologo, Sermone 8, citato in P. R. Régamey, op. cit., p. 76 [cfr., in tr. it., Opere di Pietro Crisologo, Ed. Città Nuova].
13 Citato da P. R. Régamey, op. cit., p. 60.
 
 
(Tratto da Digiunare per il corpo e per lo spirito -  di Anselm Grun - Ed. San Paolo   )



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     Dello stesso autore:
>   Quaresima, tempo di digiuno, tempo di illuminazione



 

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