Dio è vicino. Dio ci conosce. Dio ci aspetta in Gesù Cristo, nel santissimo sacramento. Non facciamolo aspettare invano! Non passiamo accanto a quanto di più importante e di più grande è offerto alla nostra vita, senza neppure accorgercene, a causa della nostra distrazione e della nostra indolenza. La lettura di oggi dovrebbe aiutarci a ricordare di nuovo il meraviglioso mistero che racchiudono le mura delle nostre chiese. Non passiamoci accanto distrattamente. Prendiamoci tempo, anche durante la settimana, per entrarvi quando vi passiamo vicino e per sostare un attimo davanti al Signore, che è così vicino. Durante il giorno le nostre chiese non dovrebbero essere delle case morte, che restano lì, vuote e apparentemente prive di senso. Sempre proviene da loro l'invito di Gesù Cristo. Sempre vive in esse questa santa vicinanza. Sempre essa ci chiama e ci invita. È questo il bello delle chiese cattoliche, che in esse la liturgia è in qualche modo sempre celebrata, dato che in esse permane la presenza eucaristica del Signore.
E un'altra cosa: non dimentichiamo mai che la domenica è il giorno del Signore. Quando ci chiede di partecipare alla messa domenicale ,la Chiesa non prende una decisione arbitraria. Non si tratta di un dovere imposto dall'esterno; partecipare alla comunione pasquale è il diritto regale del cristiano. Il Signore ha fatto suo il primo giorno della settimana, in cui apparecchia la tavola per noi e ci invita a sé. Dalla citazione dell'Antico Testamento di cui ci stiamo occupando, vediamo che gli israeliti trovavano nella vicinanza del Signore non un peso, ma il fondamento del loro orgoglio e della loro gioia. In effetti, la comunione domenicale con il Signore non è peso, ma grazia, dono, che illumina l'intera settimana. Inganniamo noi stessi, se a essa ci sottraiamo.
« Difatti qual è quella grande nazione che ha la divinità così vicina, come il Signore nostro Dio è vicino a noi quando lo invochiamo?». Questo versetto dell' Antico Testamento ha trovato il suo significato ultimo nella vicinanza eucaristica del Signore. Ma con ciò non è andato perso il suo significato originario, è stato solo purificato e ampliato. E questo significato che dobbiamo seguire, per capire che cosa vuole dirci il Signore con queste parole. Nel capitolo del libro del Deuteronomio da cui è tratto questo versetto, la meravigliosa presenza del Signore è vista soprattutto nella legge che egli ha dato a Israele per mezzo di Mosè. Mediante la legge egli si pone continuamente di fronte a tutte le questioni del suo popolo. Mediante la legge egli può sempre essere interpellato da Israele; esso può invocarlo ed egli dà risposta. Mediante la legge egli dà a Israele la possibilità di edificare un ordine sociale e politico che segna il cammino da percorrere. Mediante la legge rende saggio Israele e gli mostra dove deve andare la sua vita per vivere secondo giustizia. Nella legge Israele sperimenta la vicinanza di Dio; ha scostato il velo di enigma che copriva la vita dell'uomo e ha risposto alle domande oscure degli uomini di tutti i tempi: da dove veniamo? Dove andiamo? Che cosa dobbiamo fare?
Questa gioia per la legge ci riempie di meraviglia.
Ci siamo abituati a vederla come un peso che opprime l'uomo. Nei suoi tempi migliori Israele ha visto nella legge proprio la liberazione, la via verso la verità; la liberazione dal peso dell'incertezza, la grazia della via da percorrere. E, in effetti, noi oggi sappiamo che l'uomo va a fondo, se deve di continuo scoprire se stesso, se deve ricreare la propria umanità. La volontà di Dio non è qualcosa di estraneo per l'uomo, come un potere che si imponga dall'esterno, ma la direzione della sua stessa essenza. Per questo la rivelazione della volontà di Dio è la rivelazione di ciò che vuole la nostra stessa volontà: una grazia. Dobbiamo, quindi, tornare a imparare a essere riconoscenti del fatto che nella parola di Dio ci sia manifestata la volontà di Dio e il senso di ciò che noi siamo. La presenza di Dio nella parola e la presenza nell'eucaristia sono l'una inseparabilmente parte dell'altra. Il Signore eucaristico è lui stesso la parola vivente. Solo se noi viviamo nell'ambito della parola di Dio, possiamo anche cogliere il vero senso dell' eucaristia e accoglierla nel modo giusto.
Il Vangelo di oggi2 ci rende poi attenti a un terzo punto di vista. La legge divenne un peso nel momento in cui non fu più vissuta dall'interno, ma venne ridotta a una serie di prescrizioni esteriori ed esterne. Ecco perché il Signore ci dice con forza che la vera legge di Dio non è qualcosa di esteriore. Essa abita in noi stessi. È la direzione interiore della nostra vita, che è stata creata e fondata dalla volontà di Dio. Egli ci parla nella coscienza. La coscienza è la vicinanza interiore del Signore, che ci permette di sostenere la vicinanza eucaristica. Per questo il medesimo libro del Deuteronomio, da cui è tratta la lettura di oggi, dice in un altro passo: «Perché la parola ti è molto vicina: è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica» (30,14, cfr. Rm 10,8). La fede in Cristo ridona solo espressione alla realtà più profonda del nostro essere, alla coscienza. Il Santo Padre Giovanni Paolo II dice in proposito: «Nell'ubbidienza dell'uomo verso la sua coscienza si trova la chiave della grandezza morale dell'uomo e la base della sua "regalità" ... L’ubbidienza alla coscienza è ... partecipazione del cristiano in munere regali Christi. L’ubbidienza alla coscienza ... fa si che "servire Cristo negli altri è regnare"»3.
Il Signore ci è vicino nella nostra coscienza, nella sua parola, nella sua presenza personale nell'eucaristia: questa è la dignità e la gioia dei cristiani. Di questo vogliamo rallegrarci e questa gioia si esprime nella lode di Dio. Oggi vediamo che la vicinanza del Signore conduce anche gli uomini l'uno verso l'altro e l'uno incontro all'altro: poiché noi abbiamo lo stesso Signore Gesù Cristo, a Monaco come a Roma, siamo, al di là dei confini, un unico popolo di Dio unito nella chiamata della coscienza, unito nella parola di Dio, unito dalla comunione con Gesù Cristo, unito nella lode di Dio, che è la nostra gioia e la nostra liberazione.
*Predica dell'arcivescovo di Monaco e Frisinga cardinale Joseph Ratzinger per la Missa Chrismatis nella sua chiesa titolare di Santa Maria Consolatrice a Roma, il 2 settembre 1979.
1 Tommaso d'Aquino, Offieium de festo Corporis Christi (S. Thomae Aquinatis Opera Omnia, ed. R. Busa sj, Stuttgart-Bad Canstatt 1980, voI. VI, p. 581 = 112 DSG ps. 3 n. 3; ps. 5 n. 3).
2 Ventiduesima domenica per annum, anno B: Mc 7,1-8.14-15.21-23.
3 Karol Wojtyla, Segno di contraddizione. Meditazioni, Milano 1977, p. 155.
(J. Ratzinger - Il Dio vicino – Ed. San Paolo)