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(www.avvenire.it - 20.3.2007) - NEL CUORE DELLA SOCIETÀ - «Più famiglia»,in piazza a Roma il 12 maggio - Da Roma Gianni Santamaria
Manifestazione e manifesto: duplice iniziativa del laicato cattolico a favore di politiche familiari fruttuose e durevoli. Giacobbe: «Ciò che è bene per la famiglia è bene per il Paese»
Alla fine si materializzano insieme: il documento dei laici cattolici sulla famiglia e pure la data del Family day di cui tanto si è "favoleggiato" nelle scorse settimane. In realtà avranno un nome solo Più famiglia. Al singolare. Prende corpo, dunque, la mobilitazione dei cattolici nella storica piazza del 1° maggio, che undici giorni dopo sarà aperta a tutti, sottolineano gli organizzatori. A smaterializzarsi, invece, se d’incanto il Parlamento recepisse tutte le proposte avanzate dal mondo cattolico (vedi sotto il testo), potrebbero essere i Dico, visto che i firmatari non chiudono gli occhi di fronte alle realtà emergenti nella società, ma chiedono di non confondere le esigenze delle libere convivenze, che possono essere regolate con una revisione, anche profonda, del Codice civile, con la specificità dell’istituto familiare fondato sul matrimonio e aperto alla generazione.
Quello degli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione, per intendersi. In realtà di Dico non si è parlato ieri nelle stanze dell’associazione Scienza & Vita, per un giorno prestate al Forum delle associazioni familiari. E del neologismo legislativo nel testo non c’è traccia. In realtà, spiegava ieri a botta calda il giurista Giovanni Giacobbe, presidente del Forum «il rifiuto dei Dico è la conseguenza di una politica per la famiglia. Siccome noi riteniamo che secondo la nostra Costituzione la famiglia è una e una soltanto, l’avere creato una forma alternativa e parallela di famiglia intacca questi valori». Dunque, più politiche di sostegno nella consapevolezza che «ciò che è bene per la famiglia è bene per il Paese», come recita il sottotitolo del documento firmato dal Forum stesso (un’organizzazione ombrello che ne contiene altre 40) e da altre venti sigle, rappresentative della quasi totalità dei laicato organizzato (per il momento manca solo l’Agesci, che, spiegano gli organizzatori della manifestazione, non poteva attivare i suoi organismi consultivi interni in tempi compatibili con l’urg enza di agire).
«Obiettivo è dare una testimonianza laica della volontà, che per noi è della grande maggioranza degli italiani, di una politica di promozione in campo familiare. Non c’è mai stato un programma organico e approfondito, che invece è richiesto espressamente dalla nostra Carta», incalza Giacobbe, tenendo a precisare che la posizione non si basa su un dato di fede o confessionale, ma che «naturalmente noi abbiamo le nostre idee religiose, di cui non ci vergogniamo. Riaffermare come cattolici questi principi per noi significa rendere un servizio alla società civile». La piazza non sarà spettacolarizzata. Ci sarà la festa, ma anche la proposta. Il palco sarà dei movimenti e delle associazioni. La piazza aperta a tutti, compresi i politici. Ma, se verranno, staranno solo ad ascoltare.
Polemiche con il Governo? «Non c’entra nulla. Noi siamo assolutamente equidistanti dal Governo, dal Polo, dall’Unione.
La nostra è un’azione politica con la "p" maiuscola», ribadisce Giacobbe. E i gay, che ieri si sono affrettati a dire che ci saranno anche loro? «Mi auguro che il loro intervento non sia di disturbo, ma di partecipazione. Non abbiamo preclusioni nei confronti di nessuno», replica Giacobbe, dopo aver assicurato anche sul fatto che la manifestazione del 12 non è una risposta a quella di piazza Farnese. E sarà diversa anche rispetto alla Spagna, dove c’è stata la presenza in piazza dei vescovi. Quelli italiani, a una settimana dal loro Consiglio permanente, appoggiano l’incontro. Più che la Spagna ha richiamato il caso francese come esempio di politiche familiari fruttuose, perché durevoli e «bipartisan», il portavoce di Scienza & Vita Domenico Delle Foglie, parlando ai giornalisti. «Sono tre i profili del documento – ha spiegato –. Quello laicale, quello dell’aggancio alla Costituzione, riletta alla luce del momento storico che vive il Paese. Quello dell’inclusione».
Sul raduno viene assicurato che la fantasia sarà al potere. Movimenti e associazioni ne hanno in abbondanza. E queste qualità saranno valorizzate anche per la campagna comunicativa che sarà a due livelli, uno nazionale l’altro associativo, senza slogan e parole d’ordine aggressive. «Sfido chiunque a trovarne una in questo testo», rimarca Delle Foglie. In via di definizione, infine è il comitato esecutivo per preparare l’evento del 12 maggio. Ma saranno impegnate in prima linea figure di assoluto rilievo, assicura il portavoce.
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- Il MANIFESTO e i firmatari -
"PIU' FAMIGLIA", è il titolo del manifesto.
Sottotitolo "Ciò che è bene per la famiglia è bene per il Paese"
La famiglia è un bene umano fondamentale dal quale dipendono l'identità e il futuro delle persone e della comunità sociale. Solo nella famiglia fondata sull'unione stabile di un uomo e una donna, e aperta a un'ordinata generazione naturale, i figli nascono e crescono in una comunità d'amore e di vita, dalla quale possono attendersi un'educazione civile, morale e religiosa. La famiglia ha meritato e tuttora esige tutela giuridica pubblica, proprio in quanto cellula naturale della società e nucleo originario che custodisce le radici più profonde della nostra comune umanità e forma alla responsabilità sociale. Non a caso i più importanti documenti sui diritti umani qualificano la famiglia come “nucleo fondamentale della società e dello Stato”.
Anche in Italia la famiglia risente della crisi dell'Occidente - diminuzione dei matrimoni e declino demografico - e le sue difficoltà incidono sul benessere della società, ma allo stesso tempo essa resta la principale risorsa per il futuro e verso di essa si rivolge il legittimo desiderio di felicità dei più giovani. Nel loro disagio leggiamo una forte nostalgia di famiglia. Senza un legame stabile di un padre e di una madre, senza un'esperienza di rapporti fraterni, crescono le difficoltà di elaborare un'identità personale e maturare un progetto di vita aperto alla solidarietà e all'attenzione verso i più deboli e gli anziani. Aiutiamo i giovani a fare famiglia.
A partire da queste premesse antropologiche, siamo certi che la difesa della famiglia fondata sul matrimonio sia compito primario per la politica e per i legislatori, come previsto dagli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione. Chiediamo al Parlamento di attivare - da subito - un progetto organico e incisivo di politiche sociali in favore della famiglia: per rispetto dei principi costituzionali, per prevenire e contrastare dinamiche di disgregazione sociale, per porre la convivenza civile sotto il segno del bene comune.
L'emergere di nuovi bisogni merita di essere attentamente considerato, ma auspichiamo che il legislatore non confonda le istanze delle persone conviventi con le esigenze specifiche della famiglia fondata sul matrimonio e dei suoi membri. Le esperienze di convivenza, che si collocano in un sistema di assoluta libertà già garantito dalla legislazione vigente, hanno un profilo essenzialmente privato e non necessitano di un riconoscimento pubblico che porterebbe inevitabilmente a istituzionalizzare diversi e inaccettabili modelli di famiglia, in aperto contrasto con il dettato costituzionale. Poiché ogni legge ha anche una funzione pedagogica, crea costume e mentalità, siamo convinti che siano sufficienti la libertà contrattuale ed eventuali interventi sul codice civile per dare una risposta esauriente alle domande poste dalle convivenze non matrimoniali.
Come cittadini di questo Paese avvertiamo il dovere irrinunciabile di spenderci per la tutela e la promozione della famiglia, che costituisce un bene umano fondamentale.
Come cattolici confermiamo la volontà di essere al servizio del Paese, impegnandoci sempre più, sul piano culturale e formativo, in favore della famiglia. Come cittadini e come cattolici affermiamo che ciò che è bene per la famiglia è bene per il Paese. Perciò la difenderemo con le modalità più opportune da ogni tentativo di indebolirla sul piano sociale, culturale o legislativo. E chiederemo politiche sociali audaci e impegnative.
Il nostro è un grande sì alla famiglia che, siamo certi, incontra la ragione e il cuore degli italiani
Roma, 19 marzo 2007