 | La Fede in Italia: Agli italiani piace cattolico |

(www.chiesadomestica.net - 23.3.2007) - Agli italiani piace cattolico - di Simonetta Castellano
Gli italiani continuano a dirsi cattolici, e a desiderare di esserlo. E' questo l'inatteso esito di un sondaggio Demos-Eurisko commissionato da Repubblica, che fa notizia e segnala una marcata inversione di tendenza in Italia: la fede cattolica torna ad essere guardata sempre più come un punto di riferimento essenziale per la difesa dei valori inalienabili dell'uomo e della società civile. L'86,4% della popolazione italiana, infatti, si dichiara cattolica, e l'88% (più il 75 dei non praticanti) ritiene importante dare ai figli un'educazione cattolica.
Indicativo è poi il giudizio espresso dalla gente su ... (continua)
Indicativo è poi il giudizio espresso dalla gente su quali siano i comportamenti «moralmente accettabili»: la "accettabilità " del divorzio sarebbe scesa in tre anni dal 62,4 al 55%, e quella dell'aborto dal 29,7 al 23,4%. Quanto ai Dico, il 50,3% di favorevoli è una quota di 13 punti inferiore al consenso di un anno fa.
Gli italiani, dunque, - segnala un articolo di Marina Corradi su Avvenire del 20.3.2007 - "continuano a desiderare per i figli una educazione cattolica. Magari senza riuscirci, dentro a una scuola in crisi, e travolti genitori e ragazzi dalla corrente del conformismo e della cultura dominante. Però, a livello di desiderio, 86 italiani su 100 vogliono per i figli una educazione nella tr adizione cristiana. E cominciano a essere meno certi che divorzio e aborto siano stati davvero progresso. E a dubitare che lo siano i Dico".
Per di più, questa popolazione italiana convinta del valore irrinunciabile di una cultura che abbia profonde radici spirituali cristiane e di una società civile che sappia orientarsi ad un bene superiore illuminato dalla sapienza di Dio, non si mostra affatto disimpegnata o inconsapevole circa la responsabilità personale delle proprie scelte, né si sente "suddito obbediente" e acritico del Vaticano, come si ama rappresentarla sistematicamente ed aggressivamente sui grandi media, visto che in maggioranza dichiara che, pur essendo utile la dottrina morale della Chiesa, poi al momento di decidere sia necessario «regolarsi secondo coscienza».
Ciò dice che si tratta di una popolazione veramente adulta e libera che sa distinguere benissimo circa la qualità delle fonti da cui lasciarsi convincere ed orientare e allo stesso tempo è perfettamente consapevole del fatto che l'atto finale della decisione concreta nella vita è e resta atto squisitamente individuale e responsabile, libero e personale, che si compie in quel luogo intimo della coscienza dove, ascoltati tutti i pareri e gli insegnamenti, l'uomo si raccoglie per scegliere e si trova a confronto con il mistero della sua esistenza. Una esistenza da condurre ogni giorno nella traversata tra il bene e il male, tra rischi e aspettative, verso un "poi" che sempre si cerca vero, si cerca migliore, si vuole generatore di speranza.
E se i risultati di questo sondaggio dimostrano che si sbagliano coloro che insistono a rappresentare gli italiani come un popolo di ignoranti e di disfattisti in fatto di politica, religione e società, allo stesso tempo il dato emergente e discusso, che i laici italiani nella stragrande maggioranza dichiarino di apprezzare la cultura cattolica e la dottrina morale della chiesa e contemporaneamente pensino che il momento della decisione sia il momento della scelta "di coscienza", non è certo da imputare loro come una contraddizione, come fosse indice di individualismo crescente o incoerenza tra convinzioni e pratica di vita o irrilevanza nella pratica della fede che si professa.
In realtà, si vede in questo orientamento degli italiani proprio una concezione profondamente cristiana del rapporto tra la persona, le istituzioni (educative o politiche che siano), la chiesa e Dio.
E cioè la concezione che l'essere umano è creato libero, intelligente e consapevole ed è amato e stimato da Dio. Da un Dio che non consente a nessuno, nemmeno allo Stato e nemmeno alla Chiesa, nemmeno ai "maestri", religiosi o civili che siano, di imporsi sulla libera determinazione personale della coscienza umana, da Lui accettata, amata e incaricata con tutti i suoi limiti naturali di scrivere con il Creatore stesso la storia dell'umanità.
E' proprio il volto del Dio cristiano quello di un Dio che desidera consigliare ed accompagnare l'uomo nel suo difficile cammino senza mai sostituirsi a lui e sempre sostenendolo nell'arte di apprendere l'esercizio del libero arbitrio per la cooperazione collettiva al bene integrale dell'uomo e della creazione.
Ed è proprio una concezione autenticamente laica quella manifestata nel sondaggio da questo popolo italiano e cristiano, che mostra una raffinata cultura civile nel dire "no" ad ogni "ingerenza della Chiesa" nel momento della decisione e "sì" al valore sociale della Chiesa nel momento della formazione. E che si esprime così, in maniera naturale e matura, in coerenza con la visione cristiana delle cose temporali, secondo cui è ogni singolo uomo che, una volta provvisto di ogni mezzo di buona formazione ed informazione per un orientamento alto della vita, resta il protagonista finale e l'unico responsabile di ogni scelta quotidiana che, proprio per essere libera e personale come ogni uomo desidera e Dio vuole, avviene e deve avvenire "secondo coscienza".
E' questa, infatti, la scelta pienamente umana cui ogni persona ha diritto secondo la visione cattolica: la scelta libera e secondo coscienza, sempre. Anche quando questa scelta fosse sbagliata, anche quando fosse peccato, anche quando andasse, legalmente, contro pratiche consentite dallo Stato o pretese dalla società, ma sentite come inaccettabili dalla propria coscienza.
Una stragrande maggioranza del nostro Paese, dunque, quella che esce da questo sondaggio, che a sorpresa si manifesta in perfetta sintonia con l'insegnamento cattolico sui rapporti tra persona, Stato e Chiesa, così come esso è stato, ad esempio, espresso solo pochi giorni fa dalla Pontificia Accademia per la Vita nell'ambito di un documento sulla libertà di coscienza in difesa della vita umana, in cui si legge che: "Agendo dunque in fedele obbedienza ai giudizi della propria coscienza morale, che rettamente cerca il bene e costantemente si nutre della verità conosciuta, ogni persona esprime e realizza in profondità la sua dignità umana, edificando se stesso e la comunità intera mediante le proprie scelte consapevoli e libere."
Un documento questo in cui, in particolare, si è proprio voluto avvertire l'opinione pubblica su quanto diventi ogni giorno più difficile per i cittadini del mondo esercitare nel quotidiano della vita personale e professionale scelte veramente libere secondo coscienza, poiché, nonostante il clima di generali e costanti sbandierate libertarie della grancassa mediatica e politica, è vero che: "Le esigenze specifiche della coscienza cristiana trovano il loro banco di prova nell'applicazione alle professioni sanitarie, allorquando si trovino di fronte al dovere di proteggere la vita umana e di fronte al rischio di trovarsi in situazioni di cooperazione al male nell'applicazione dei doveri professionali."
Ed è vero che: "In questa situazione, acquista maggiore rilievo l'esercizio doveroso, di una "coraggiosa obiezione di coscienza", da parte di medici, infermieri, farmacisti e personale amministrativo, giudici e parlamentari, ed altre figure professionali direttamente coinvolte nella tutela della vita umana individuale, laddove le norme legislative prevedessero azioni che la mettono in pericolo. Ma, allo stesso tempo, va anche messo in rilievo come il ricorso all'obiezione di coscienza avvenga, oggi, in un contesto culturale di tolleranza ideologica, che talvolta, paradossalmente, tende a non favorire l'accettazione dell'esercizio di questo diritto, in quanto elemento "destabilizzante" del quietismo delle coscienze. Desideriamo sottolineare come, in particolare per le professioni sanitarie, sia difficile l'esercizio del diritto all'obiezione di coscienza, dal momento che questo diritto viene generalmente riconosciuto solo alle singole persone, e non alle strutture ospedaliere o associazioni."
Paradossalmente, un simile documento è stato attaccato proprio da chi in Italia vorrebbe ad ogni pie' sospinto accreditarsi come difensore della libertà di coscienza e della laicità dei cittadini italiani e che, invece, rappresentando sparute minoranze in Italia (come conferma oggi appunto il sondaggio di Repubblica di cui parliamo), si batte per l'affermazione di una una visione della laicità che è ben più misera ed incolta di quella posseduta dal popolo italiano e che si sostanzia soltanto in intolleranza culturale verso le opinioni altrui e militante odio verso la vita umana quando innocente e indifesa. Ma questa è un'altra storia. E gli italiani mostrano di conoscerla benissimo.
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L'INTERESSANTE ARTICOLO INTEGRALE DI AVVENIRE
Interessante studio di Ilvo Diamanti su "Repubblica"
L'azione pubblica della Chiesa qualche risultato lo dà
Marina Corradi
Eppure gli italiani continuano a dirsi cattolici.
Lo ammette, un po' a denti stretti, un sondaggio Demos-Eurisko commissionato da Repubblica.
Dove il titolo in prima sottolinea il "no" del Paese alle «ingerenze della Chiesa»; ma se poi vai a leggere nelle pagine interne scopri che l'86,4% della popolazione si professa cattolica, e che l'88% - e il 75 dei non praticanti - ritiene importante dare ai figli un'educazione cattolica.
Vero è che poi molti, 56 su 100, pur reputando utile la dottrina morale della Chiesa dicono che alla fine occorre «regolarsi secondo coscienza», segnalando un individualismo crescente e una "protestantizzazion e" della fede.
Tuttavia, il confronto con un analogo sondaggio del 2004 mostra una netta inversione di tendenza circa il giudizio sui comportamenti «moralmente accettabili». La "accettabilità " del divorzio sarebbe scesa in tre anni dal 62,4 al 55%, e quella dell'aborto dal 29,7 al 23,4%. Quanto ai Dico, il 50,3% di favorevoli è una quota di 13 punti inferiore al consenso di un anno fa - e questo nonostante la domanda di Eurisko non menzioni espressamente le convivenze omosessuali.
Dunque, se la ricerca curata da Ilvo Diamanti fotografa autenticamente la realtà, qualcosa è cambiato.
La barra del timone dell'orientamento etico si è leggermente spostata.
E, cosa strana, non nella direzione predicata dalla maggior parte di giornali, tg e fiction tv - spesso una forma di "educazione" nazionalpopolare. (Sarebbe poi interessante chiedersi perché di questa correzione di rotta non si trovi quasi traccia nei grandi media. Perché, sotto tante telecamere, certa parte di Italia resti invisibile).
Nonostante il pensiero quasi unico dei media, gli italiani continuano a desiderare per i figli una educazione cattolica. Magari senza riuscirci, dentro a una scuola in crisi, e travolti genitori e ragazzi dalla corrente del conformismo e della cultura dominante. Però, a livello di desiderio, 86 italiani su 100 vogliono per i figli una educazione nella tr adizione cristiana. E cominciano a essere meno certi che divorzio e aborto siano stati davvero progresso. E a dubitare che lo siano i Dico.
Cosa succede? Forse, come è accaduto negli Usa - i primi a sperimentare una disgregazione familiare di massa e a vederne le conseguenze concrete - si inizia a dubitare di una modernità coincidente con la pura esaltazione della libertà individuale. Ma, accanto a ciò, pare cominciare a dare frutti quella spinta della Chiesa italiana, quel "progetto culturale" tendente a portare le ragioni dei cristiani fuori da sagrestie e oratori, per farsi voce pubblica e riconoscibile nella dialettica sociale.
E sarà vero che il 79 % degli italiani, dopo il bombardamento del caso Welby, non condivide quei funerali religiosi negati. Anche sul divorzio, sull'aborto, la posizione della Chiesa fu rifiutata, ma ora qualcuno comincia, a distanza di anni, a ripensarci.
E sarà vero che un italiano su quattro considera la Chiesa italiana vicina al centrodestra, così che il professor Diamanti garbatamente rimpiange quei momenti migliori, in cui la Chiesa stava, dice, «in alto».
Ma se, a fronte della pressione secolarizzatrice che cerca di relegare il cristianesimo in un retrivo oscurantismo, gli italiani continuano a desiderare che i figli siano cattolici, forse è proprio grazie a una Chiesa che non è rimasta in una spirituale altitudine, ma è entrata tra le strade, dentro le case: dichiarandosi, netta. Rifiutando l'irrilevanza culturale che le si voleva imporre, e la pretesa che le "cose di Dio" fossero solo in cielo, la Chiesa italiana ha abitato il campo di battaglia della modernità.
Anche in questa sfida affrontata si spiega perché gli italiani continuino a dirsi cattolici.
FONTE: http://www.db.avvenire.it/avvenire/edizione_2007_03_20/articolo_737836.html
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