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 Udienza Generale: BXVI, se il cuore arde gli occhi vedono Dio

Il Papa ha detto

(www.chiesadomestica.net – 28.3.2008) – Con un corpo non più costretto dai limiti della materia, ma esaltato dalla potenza dello Spirito, il Signore ora è vicino ad ogni uomo della terra personalmente, per accompagnarlo a comprendere i percorsi della sua esistenza. Ma come possiamo renderci coscienti di questa presenza? Come possiamo veramente ascoltare la sua viva voce, che ci parla intimamente? Lo spiega Benedetto XVI nella scorsa udienza generale - di Simonetta Castellano



 


Lo dice il Papa: i nostri cuori devono ardere.
Solo così, i nostri occhi potranno aprirsi alla visione interiore delle cose spirituali e della Sua presenza proprio accanto a noi. E ne ha spiegato il perché nell'udienza generale di questo mercoledì.

E' questa la verità, "Gesù ha continuato a restare presente tra i suoi amici come del resto aveva promesso: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt. 28,20). Una verità, che ogni giorno gli amanti di Dio sperimentano nella loro vita. Noi credenti, che lo amano, ve lo possiamo annunciare, perché lo viviamo: "Il Signore è con noi, con la sua Chiesa, fino alla fine dei tempi." Questo ha sostenuto il Papa nel suo discorso.

Un annuncio per il quale si veniva uccisi.
E non si tratta dell'esperienza isolata di pochi privilegiati nella storia dell'umanità, come troppo sbrigativamente si è portati di solito a pensare. Infatti, ha ricordato il Papa, "Illuminati dallo Spirito Santo, i membri della Chiesa primitiva hanno incominciato a proclamare l’annuncio pasquale", cioè l'annuncio che il Signore era di nuovo vivo affianco a loro, "apertamente e senza paura. E quest’annuncio, tramandatosi di generazione in generazione, è giunto sino a noi e risuona ogni anno a Pasqua con potenza sempre nuova." Un annuncio, per il quale si veniva uccisi, ha insistito il Papa. Un annuncio, per il quale certo, se non si fosse trattato del bisogno di affermare una verità di coscienza travolgente, di testimoniare una verità assoluta della propria esperienza con il divino, nessuno avrebbe potuto avere interesse a mettere a repentaglio tutta la propria esistenza, i propri affetti, le proprie ambizioni.

Ed è proprio "l’episodio commovente dei due discepoli di Emmaus" - continua il Papa - che ci racconta come "dopo la crocifissione di Gesù”, coloro che lo avevano amato e gli avevano creduto stessero umanamente vivendo l'esperienza della morte in croce del loro Maestro: essi erano “immersi nella tristezza e nella delusione".

Era per loro il completo fallimento di tutte le aspettative. Il loro stato d'animo era quello di chi è costretto dai fatti ad ammettere di aver creduto invano, di aver sperato nel nulla.

Essi, infatti, "facevano ritorno a casa sconsolati", quando accadde l'inatteso. Quando ecco che, nella assoluta normalità del loro vissuto quotidiano, e prima che potessero capire cosa stesse succedendo, era in atto affianco a loro l'evento risolutivo, era già insieme a loro la Presenza decisiva.

Ecco la cronaca, che il Papa ha ricordato, di ciò che a loro accadde: “Durante il cammino discorrevano tra loro di ciò che era accaduto in quei giorni a Gerusalemme; fu allora che Gesù si avvicinò, si mise a discorrere con loro e ad ammaestrarli: "Stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti… Cominciando poi da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.” E ciò dicendo, il Papa fa notare che, come noi oggi, i discepoli di Emmaus, sono distratti dagli affanni, dalle delusioni.

Ed è il loro cuore a pagarne il prezzo: è spento, è tardo nelle sue mozioni e per questo non comprendono, non vedono la realtà che è davanti a loro, non riescono a riconoscere la reale presenza, che è affianco a loro.

Ciò che poi, invece, accadde, ai due che si trovarono a discorrere con il Signore, misteriosamente presente affianco a loro, spiega ancora il Papa, fu che “l’insegnamento di Cristo, la spiegazione delle profezie” si presentò “come una rivelazione inaspettata, luminosa e confortante.”

Essi, addirittura, nell'ascoltarlo comprendevano la loro vita presente e ciò che era veramente accaduto in passato e ciò che, quindi, ora sarebbe dovuto accadere. E, addirittura, il senso così oscuro della Bibbia e delle sue profezie sulla storia del mondo, diveniva per loro comprensibile, come un libro aperto: “Gesù dava una nuova chiave di lettura della Bibbia e tutto appariva adesso chiaro, orientato proprio verso questo momento.”

E, allora, “conquistati dalle parole dello sconosciuto viandante, gli chiesero di fermarsi a cena con loro. Ed Egli accettò e si mise a tavola con loro.” Ecco giungere il momento decisivo: “riferisce l’evangelista Luca: "Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro" (Lc 24,29-30). E fu proprio in quel momento che si aprirono gli occhi dei due discepoli e lo riconobbero”.

Nel momento in cui il pane benedetto fa la sua apparizione davanti a loro e viene loro offerto, ecco che “proprio in quel momento” si aprirono i loro occhi. Fisicamente erano già aperti i loro occhi fino a quel momento, ma è interiormente, che si aprirono per vedere finalmente il mistero. “Lo riconobbero”, videro così chiaramente durante quell'attimo, che riconobbero l'identità di quella presenza, con cui fino a quel momento avevano dialogato senza capirlo. Fu solo un attimo,“lui sparì dallo loro vista" (Lc.24,31), ma fu un istante di luce vera e definitiva, che accese la loro consapevolezza per sempre “ed essi, pieni di stupore e di gioia” ricominciarono a seguirlo ed a credere in Lui.

Ed è a questo punto che Benedetto XVI indica il segreto, contenuto nelle scritture, che svela come poter vedere anche noi con i nostri occhi e riconoscere la misteriosa presenza di Dio, affianco a noi.

I discepoli, sottolinea il Papa, “commentarono: "Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?" (Lc.24,32).”

Bene, - dice il Papa – è proprio questo commento, che sta ad indicare ciò che è la condizione precisa e scatenante di quella visione che, successivamente, si aprirà ai loro occhi sul mistero di Dio: il loro cuore ardeva, mentre il Signore spiegava loro le scritture.

E ciò sta ad indicare a noi, che nella nostra esperienza di oggi, “in tutto l’anno liturgico, il Signore è in cammino con noi e ci spiega le Scritture“, ossia che durante la lettura quotidiana delle Scritture, che avviene nel corso della liturgia, la presenza reale e misteriosa di Lui, che abbiamo sempre affianco, ci istruisce sulla comprensione della nostra vita presente, passata e futura. E ciò che dovrebbe accadere, è che “questo dovrebbe far ardere anche i nostri cuori, così che possano aprirsi anche i nostri occhi”. Ecco, il punto.

Il Signore, che è affianco a noi, nel luogo liturgico legge per noi la Scrittura rivelatrice della storia nostra e del mondo. E noi dovremmo essere lì, ad ascoltarlo, con un cuore che arde del desiderio di conoscere e di vederlo. Non essere altrove, né essere lì con un cuore tardo, assopito, rinunciatario. Il cuore deve ardere, questa è la sua natura e non c'è razionalismo, o materialismo, che possa superare questa sua condizione vitale. Se il cuore non arde la comprensione si offusca, l'energia ristagna e, prima o poi, la vita stessa si ferma.

Invece, essere nel luogo liturgico lungo tutto il cammino della nostra vita ed ascoltare, con cuore che arde, la sua presenza misteriosa affianco a noi, è proprio ciò che, prima o poi, fa sì “che possano aprirsi anche i nostri occhi” e possiamo anche noi vedere che “il Signore è con noi” e “ci mostra la vera via” della nostra riuscita presente, della nostra salvezza futura.

Ogni giorno può essere il nostro giorno dell'incontro risolutivo, personale, cosciente con il divino.
Perché il miracolo di quello spezzare il pane benedetto, che inonda di luce la nostra intima comprensione della vita, del mondo e di Dio, si ripete ogni giorno del nostro cammino. E noi possiamo incrociare in qualsiasi momento quel raggio di luce soprannaturale, se sappiamo ascoltare, se sappiamo attendere, se sappiamo desiderare col cuore.
Sta solo a noi scegliere, di fronte alle testimonianza che “nella Santa Eucaristia, nell’incontro con la sua Parola, possiamo anche noi incontrare e conoscere Gesù. Come i due discepoli riconobbero Gesù nello spezzare il pane, così oggi, nello spezzare il pane, anche noi riconosciamo la sua presenza.” (Benedetto XVI, Udienza Generale 26.3.2008)


>Leggi il testo integrale del discorso sul sito vaticano


 




 

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