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 Carisma Profetico: BXVI, attenti a quel culto dell'individuo che si sostituisce a Dio

Attualitą e Profezia(www.chiesadomestica.net - 6.4.2008) - "Il preoccupante fenomeno della secolarizzazione, impostazione del mondo e dell’umanità senza riferimento alla Trascendenza, invade ogni aspetto della vita e sviluppa una mentalità in cui Dio è assente", ha detto Benedetto XVI e ha rilanciato un allarme profetico contenuto nelle Sacre Scritture. L'allarme dell'avvento di un'epoca iniqua, che prepara la strada all'Anticristo - di Simonetta Castellano




Atrofia spirituale e vuoto del cuore sono il frutto amaro della cultura moderna. E il Papa non risparmia nemmeno i sacerdoti: il culto di Dio e il primato dello spirito cedono il posto ad uno sterile culto dell'individuo e al mortale primato della materia. La deriva verso la superficialità e l'egocentrismo si espande tra i laici, come tra i pastori.

Benedetto XVI, nel suo discorso ha affrontato "il preoccupante fenomeno della secolarizzazione, che indebolisce la persona e la ostacola nel suo innato anelito verso la Verità tutta intera".

Una mentalità in cui Dio è assente, anche tra i pastori. "La secolarizzazione, che si presenta nelle culture come impostazione del mondo e dell’umanità senza riferimento alla Trascendenza, - ha detto il Papa - invade ogni aspetto della vita quotidiana e sviluppa una mentalità in cui Dio è di fatto assente, in tutto o in parte, dall’esistenza e dalla coscienza umana."

E, nel suo amore per la verità, Benedetto XVI non ha voluto nascondersi che "Questa secolarizzazione non è soltanto una minaccia esterna per i credenti, ma si manifesta già da tempo in seno alla Chiesa stessa."

In questo modo, Benedetto XVI sta indicando una deriva generale verso l'abbandono della fede, in termini biblici “l'apostasia”. Esigente nella carità e fiducioso nella misericordia, il Papa ha ammonito che la mentalità materialista del secolo "snatura dall’interno e in profondità la fede cristiana e, di conseguenza, lo stile di vita e il comportamento quotidiano dei credenti.”

Dice il Papa, che i Battezzati oggi “vivono nel mondo e sono spesso segnati, se non condizionati, dalla cultura dell’immagine che impone modelli e impulsi contraddittori, nella negazione pratica di Dio: non c’è più bisogno di Dio, di pensare a Lui e di ritornare a Lui. Inoltre, la mentalità edonistica e consumistica predominante favorisce, nei fedeli come nei pastori, una deriva verso la superficialità e un egocentrismo che nuoce alla vita ecclesiale."

E, subito dopo, l'allarme terribile, il cui significato non sfugge a chi è avvezzo a sfogliare versetti biblici. "La "morte di Dio" annunciata, nei decenni passati, da tanti intellettuali cede il posto ad uno sterile culto dell’individuo." Denuncia raggelante, se si pensa che la Sacra Scrittura, profetizza che l'avvento dell'Anticristo sarà preparato da un'epoca in cui l'uomo iniquo "si contrappone e s'innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio." (2Tessalonicesi 2:4)

Questa epoca, spiega San Paolo nella sua seconda Lettera ai Tessalonicesi, è l'epoca che precede direttamente i due grandi eventi finali della storia del mondo: l'avvento dell'Anticristo e il ritorno di Cristo sulla terra. E la caratteristica di quest'epoca di distruzioni sarà proprio quella di manifestare pienamente incarnato nella storia il "mistero d'iniquità", che segna tragicamente la vita dell'umanità allontanatasi da Dio.

L'epoca che precede direttamente i due grandi eventi finali della storia del mondo: l'avvento dell'Anticristo e il ritorno di Cristo sulla terra. Subito prima che arrivi il giorno del Signore, dice San Paolo, dovrà avvenire l'apostasia dalla fede e dovrà essere rivelato pienamente chi è "l'uomo iniquo", quell'uomo che si sostituisce a Dio, perfino nel suo tempio.

Dovrà manifestarsi quel genere di uomo, "la cui venuta avverrà nella potenza di satana", e cioè dovrà emergere quel genere di uomo il cui affermarsi avanzerà con il dilagare storico e sociale di "ogni sorta di empio inganno" e che Gesù "distruggerà con il soffio della sua bocca all'apparire della sua venuta". L'accoglienza di quel genere di uomo sarà la causa della rovina "per quelli che non hanno accolto l'amore della verità per essere salvi". (2Tessalonicesi 2:10)

L'affresco, che la profezia biblica disegna per il periodo storico che precede la fine del mondo, è quello di un epocale scontro tra la cultura della verità e l'amore per la vita da una parte e i disastri della menzogna e la vastità del male dall'altra.

Il Papa, allora, avverte del pericolo dilagante di apostasia: "in questo contesto culturale, c’è il rischio di cadere in un’atrofia spirituale e in un vuoto del cuore, caratterizzati talvolta da forme surrogate di appartenenza religiosa e di vago spiritualismo."

E spinge ad una reazione mirata e "quanto mai urgente", che rafforzi invece la presenza dell'uomo giusto verso l'uomo e verso Dio, riportando al centro del cuore umano la retta considerazione delle verità eterne.

Dice, infatti: "Si rivela quanto mai urgente reagire a simile deriva mediante il richiamo dei valori alti dell’esistenza, che danno senso alla vita e possono appagare l’inquietudine del cuore umano alla ricerca della felicità: la dignità della persona umana e la sua libertà, l’uguaglianza tra tutti gli uomini, il senso della vita e della morte e di ciò che ci attende dopo la conclusione dell’esistenza terrena.

L'uomo non sostituisca la sua superbia alla luce di Dio. Ed insiste: "L’uomo contemporaneo ha spesso l’impressione di non aver più bisogno di nessuno per comprendere, spiegare e dominare l’universo; si sente il centro di tutto, la misura di tutto."

"Più recentemente la globalizzazione, per mezzo delle nuove tecnologie dell’informazione, ha avuto non di rado come esito anche la diffusione in tutte le culture di molte componenti materialistiche e individualistiche dell’Occidente. Sempre più la formula "Etsi Deus non daretur" [Come se Dio non esistesse] diventa un modo di vivere che trae origine da una specie di "superbia" della ragione – realtà pur creata e amata da Dio – la quale si ritiene sufficiente a se stessa e si chiude alla contemplazione e alla ricerca di una Verità che la supera. La luce della ragione, esaltata, ma in realtà impoverita, dall’Illuminismo, si sostituisce radicalmente alla luce della fede, alla luce di Dio."

Infine, il Papa cita l'Apocalisse. “Lasciamoci invadere il cuore dalla Sua risposta: Sì, verrò presto!” Siamo posti anche noi di fronte al monito rivolto all’angelo della Chiesa di Efeso: "Conosco le tue opere, la tua fatica e la tua costanza ... Ho, però, da rimproverarti che hai abbandonato il tuo primo amore". (Ap 2,2.4)
Facciamo nostro il grido dello Spirito e della Chiesa: "Vieni!" (Ap 22,17), e lasciamoci invadere il cuore dalla risposta del Signore: "Sì, verrò presto!" (Ap 22,20).

E, intanto, resistere nella verità e nell'amore, annunciando Cristo. Egli è la nostra speranza, la luce per il nostro cammino, la forza per annunciare la salvezza con coraggio apostolico giungendo fino al cuore di tutte le culture. Dio vi assista nello svolgimento della vostra ardua ma esaltante missione! Possano, così, i discepoli di Cristo continuare ad annunciare Cristo nel cuore delle culture, perché Egli è la luce che illumina la ragione, l’uomo e il mondo.”

Perché questo scenario storico in cui la fede si raffredda nel cuore dell'uomo e le tenebre del mondo rigettano la luce divina, è proprio quello scenario apocalittico della fine dei tempi, - in cui dominano nel mondo l'ingiustizia dell'uomo sull'uomo e il rifiuto di Dio - verso cui in qualsiasi momento può inclinarsi il piano della fragile storia terrena, che attende il Salvatore. Questo gli amanti delle Scritture lo sanno. E lo dicono.

 

>LEGGI IL TESTO INTEGRALE DEL DISCORSO sul sito vaticano
(Discorso di Sua Santità Benedetto XVI ai partecipanti all'assemblea plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura - Sala Clementina - Sabato, 8 marzo 2008)




 

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