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 Chiesadomestica: E ora la famiglia č chiamata alla guida della parrocchia

Vita Consacrata della Famiglia

(www.chiesadomestica.net - 25.4.2008) - L'Osservatore Romano: Scocca l'ora dei laici nella chiesa. Reggere una parrocchia non è più solo cosa da preti. Il quotidiano della Santa Sede riporta la ricerca americana sui nuovi modelli pastorali richiesti dalla realtà attuale della chiesa. I risultati: "la vita parrocchiale come l'abbiamo conosciuta nei passati decenni non è più la stessa". "Maggiori spazi, anche di responsabilità amministrativa e di rappresentanza legale, riservati ai diaconi permanenti e ai laici. Necessità di una più stretta collaborazione tra il clero e i laici." "La diminuzione del numero dei sacerdoti sottolinea la necessità per i laici a intensificare e a vivere pienamente la chiamata battesimale al discepolato - ha detto Alan Whitson, diacono nella arcidiocesi di Saint Louis - è una sfida a tutti i battezzati".



IN SINTESI SULL'OSSERVATORE ROMANO:

"Sono stati presentati i risultati di uno studio sui nuovi modelli pastorali richiesti da una realtà in continuo e rapido cambiamento. Cresce infatti consistentemente il numero dei cattolici, ma contemporaneamente diminuisce, o perlomeno non aumenta, quello dei sacerdoti e dei religiosi. Cambia così necessariamente l'organizzazione delle parrocchie con maggiori spazi, anche di responsabilità amministrativa e di rappresentanza legale, riservati ai diaconi permanenti e ai laici. Negli ultimi quindici anni è infatti più che raddoppiato il numero delle parrocchie cattoliche prive di un sacerdote residente."

"La diminuzione del numero dei sacerdoti sottolinea la necessità per i laici a intensificare e a vivere pienamente la chiamata battesimale al discepolato - ha detto Alan Whitson, diacono nella arcidiocesi di Saint Louis - è una sfida a tutti i battezzati".

"La necessità di una più stretta collaborazione tra il clero e i laici è dunque uno dei risultati che con maggiore chiarezza emerge dalla ricerca. Anche se questo - è stato sottolineato - pone un ulteriore problema sotto il profilo delle risorse umane. In quanto lo stesso studio ha evidenziato come l'accesso dei laici a ruolo di guida delle parrocchie, oltre alla necessità di una specifica preparazione in materia giuridica e civile, implica anche il fatto che la Chiesa diventi un datore di lavoro a pieno titolo. E proprio dallo studio è emerso che meno del quaranta per cento delle parrocchie statunitensi è attualmente in grado di fornire un'adeguata formazione, piani di pensionamento o altri benefici ai propri dipendenti."

 

L'ARTICOLO INTEGRALE DE L'OSSERVATORE ROMANO

Aumenta il numero delle comunità senza un sacerdote residente
Scocca l'ora dei laici
nelle parrocchie statunitensi


Orlando, 24. Sono sempre più i laici il futuro della Chiesa che è negli Stati Uniti. Mentre è ancora forte l'eco del viaggio apostolico di Benedetto XVI, a Orlando in Florida sono stati presentati i risultati di uno studio sui nuovi modelli pastorali richiesti da una realtà in continuo e rapido cambiamento. Cresce infatti consistentemente il numero dei cattolici, ma contemporaneamente diminuisce, o perlomeno non aumenta, quello dei sacerdoti e dei religiosi. Cambia così necessariamente l'organizzazione delle parrocchie con maggiori spazi, anche di responsabilità amministrativa e di rappresentanza legale, riservati ai diaconi permanenti e ai laici. Negli ultimi quindici anni è infatti più che raddoppiato il numero delle parrocchie cattoliche prive di un sacerdote residente.
Lo studio, commissionato nel 2002 su iniziativa di sei organizzazioni cattoliche statunitensi, è stato reso possibile grazie al contributo di due milioni di dollari fornito dalla Lilly Endowment.
Marti R. Jewell, direttore del progetto - riferisce il Catholic News Service - ha presentato i risultati dello studio il 21 aprile scorso di fronte a un pubblico di circa milleduecento persone in rappresentanza delle sei organizzazioni promotrici:  la National Association for Lay Ministry, la Conference for Pastoral Planning and Council Development, la National Association of Church Personnel Administrators, la National Association of Diaconate Directors, la National Catholic Young Adult Ministry Association e la National Federation of Priests' Councils.
"Per quelli di voi - ha esordito Jewell - che amano capovolgere l'ultima pagina di un libro e leggere la fine di una storia, dico subito quello che la ricerca ha concluso:  la vita parrocchiale come l'abbiamo conosciuta nei passati decenni non è più la stessa".
Con circa trentamila sacerdoti diocesani, il settanta per cento dei quali con più di cinquantacinque anni, nella Chiesa statunitense diventa sempre più frequente che un unico pastore abbia la responsabilità di più di una parrocchia. Infatti, quasi la metà delle parrocchie degli Stati Uniti già condividono il loro parroco con un'altra comunità parrocchiale.
Una condizione dettata non tanto dalla crisi delle vocazioni, quanto dall'aumento del numero dei cattolici avvenuto negli ultimi trent'anni soprattutto grazie alla forte immigrazione latinoamericana. Nel 1975, per esempio, i cattolici erano quarantotto milioni contro i sessantotto milioni attuali, cioè quasi un quarto della popolazione statunitense.
"La diminuzione del numero dei sacerdoti sottolinea la necessità per i laici a intensificare e a vivere pienamente la chiamata battesimale al discepolato - ha detto Alan Whitson, diacono nella arcidiocesi di Saint Louis - è una sfida a tutti i battezzati".
La necessità di una più stretta collaborazione tra il clero e i laici è dunque uno dei risultati che con maggiore chiarezza emerge dalla ricerca. Anche se questo - è stato sottolineato - pone un ulteriore problema sotto il profilo delle risorse umane. In quanto lo stesso studio ha evidenziato come l'accesso dei laici a ruolo di guida delle parrocchie, oltre alla necessità di una specifica preparazione in materia giuridica e civile, implica anche il fatto che la Chiesa diventi un datore di lavoro a pieno titolo. E proprio dallo studio è emerso che meno del quaranta per cento delle parrocchie statunitensi è attualmente in grado di fornire un'adeguata formazione, piani di pensionamento o altri benefici ai propri dipendenti.
C'è poi la questione della diversità etnica e culturale, una dimensione inevitabilmente destinata a plasmare la Chiesa dei prossimi decenni. "È molto più che parlare un'altra lingua" - ha affermato Jewell, il quale non ha mancato anche di sottolineare come molte parrocchie ancora lascino sullo sfondo o ai margini il contributo di ispanici, asiatici e africani. "Dobbiamo imparare a essere uniti gli uni con gli altri, e a ricevere la ricchezza dei ricchi doni gli uni dagli altri".
Una sottolineatura, quella della necessità dell'accoglienza della diversità culturale, che non ha sorpreso Maggie McCarty, presidente di Education for Parish Service, un'organizzazione per la formazione dei laici con sede a Washington. "Bisogna andare ben oltre - ha detto - i semplici abbracci di benvenuto o le strette di mano".


(©L'Osservatore Romano - 25 aprile 2008)




 

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