"Nella vicina Biassa la gente ricorda come una figura mitologica il vecchio parroco, e ormai da anni alla Chiesa romanica di San Martino badano le donne del paese. «Ma devo pensare al catechismo, agli sposi, all’oratorio, all’insegnamento a scuola e in seminario, alle messe che talvolta mi chiedono di celebrare anche in altri paesi come Biassa, a tutti quei ruoli che una volta in parrocchia ci si divideva mentre adesso sono da solo», allarga le braccia don Franco. «E questo quando si richiede un ministero più attivo verso la gente. Non è più scontato che vengano da te, conta sempre più l’aspetto missionario, li devi cercare. E la risposta c’è, mai come adesso la gente avrebbe bisogno che fossimo più presenti e desidera ardentemente un parroco residente. Solo che noi non riusciamo ad essere residenti »."
"I sacerdoti in Italia hanno un’età media di sessant’anni e un’anzianità di servizio di trentatré. La metà è stata ordinata prima del ’67, cioè prima che entrassero in vigore le riforme del Vaticano II. Con 31.179 sacerdoti diocesani e 25.817 parrocchie si arriva a poco più di un prete (il rapporto è 1,19) per parrocchia compresi gli anziani— un prete su otto viaggia sugli ottanta —, e in regioni come Emilia, Abruzzo, Molise, Toscana e Liguria ci sono da tempo più campanili che sacerdoti. Ma potrebbe andare peggio: è «praticamente certo» che ci sarà un quarto di preti in meno, «ma in alcune regioni un terzo», nel giro di quindici anni. Così, in proiezione ventennale, si calcola ne La parabola del clero, un’approfondita ricerca curata dal sociologo Luca Diotallevi e promossa dalla Cei con la Fondazione Giovanni Agnelli."
"L’indagine offre uno scenario che, a «ordinazioni costanti», passa dai 32.970 preti del 2003 ai 25.407 del 2023, meno 22,9 per cento, con punte sul 40 dal Piemonte alle Marche. Fin qui le brutte notizie. Perché anche nello scenario più fosco l’Italia del 2023 vivrebbe ciò che già adesso sperimentano le Chiese di Francia o Spagna, «realtà tutt’altro che estinte e agonizzanti», nota Diotallevi. E poi i numeri non sono tutto: lo stesso monsignor Giuseppe Betori, segretario generale della Cei, nel commentare la ricerca mette in guardia dal «sopravvalutare l’aspetto quantitativo delle trasformazione del clero » e badare alle qualità richieste dalla nuova situazione, «serve una fede più pensata, il necessario rinnovamento richiederà maggiore attenzione al mondo che cambia...». Ogni crisi è sempre fertile, basta conoscerla."
Gian Guido Vecchi
18 maggio 2008
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