(www.chiesadomestica.net - 4.6.2008) - La vita interiore cristiana è una sola. E il credente ed il vescovo hanno la stessa vita interiore, sospesa tra teologia e mistica. Contemplazione, o azione? Dottrina originale, o tradizionale? Conoscenza intellettuale della Bibbia, o sentimento interiore della voce di Dio? Dotti predicatori, o accompagnatori di anime? Nella seconda catechesi su San Gregorio Magno, il Papa continua a tracciare gli elementi essenziali della vita del battezzato, secondo lo spirito cristiano. E ad insegnare come discernere i segni dell'avanzare della storia della salvezza dentro i fatti semplici delle storie personali quotidiane - di Simonetta Castellano
Al cristiano non bastano le convinzioni personali su Dio, egli cerca insegnamento sul cammino tradizionale per giungere a Dio
"Gregorio non si mostra mai preoccupato di delineare una “sua” dottrina, una sua originalità. Piuttosto, egli intende farsi eco dell’insegnamento tradizionale della Chiesa, vuole semplicemente essere la bocca di Cristo e della sua Chiesa sul cammino che si deve percorrere per giungere a Dio."
La Parola di Dio è nutrimento dell'anima per gli assetati di Dio e non conoscenza teorica per l'orgoglio intellettuale
"Egli fu un appassionato lettore della Bibbia, a cui si accostò con intendimenti non semplicemente speculativi: dalla Sacra Scrittura, egli pensava, il cristiano deve trarre non tanto conoscenze teoriche, quanto piuttosto il nutrimento quotidiano per la sua anima, per la sua vita di uomo in questo mondo. Nelle Omelie su Ezechiele, ad esempio, egli insiste fortemente su questa funzione del testo sacro: avvicinare la Scrittura semplicemente per soddisfare il proprio desiderio di conoscenza significa cedere alla tentazione dell’orgoglio ed esporsi così al rischio di scivolare nell’eresia."
L'atteggiamento interiore per percepire la voce di Dio
"L’umiltà intellettuale è la regola primaria per chi cerca di penetrare le realtà soprannaturali partendo dal Libro sacro. L’umiltà, ovviamente, non esclude lo studio serio; ma per far sì che questo risulti spiritualmente proficuo, consentendo di entrare realmente nella profondità del testo, l’umiltà resta indispensabile. Solo con questo atteggiamento interiore si ascolta realmente e si percepisce finalmente la voce di Dio. D’altra parte, quando si tratta di Parola di Dio, comprendere non è nulla, se la comprensione non conduce all’azione."
Armoniosa integrazione tra vita interiore ed esteriore, ecco la vita dell'autentico credente
"L’ideale morale, egli commenta, consiste sempre nel realizzare un’armoniosa integrazione tra parola e azione, pensiero e impegno, preghiera e dedizione ai doveri del proprio stato: è questa la strada per realizzare quella sintesi grazie a cui il divino discende nell’uomo e l’uomo si eleva fino alla immedesimazione con Dio. Il grande Papa traccia così per l’autentico credente un completo progetto di vita."
Farsi predicatori di quanto si sperimenta nell'intimo e stare rivolti al Signore che viene
"Non solo il ministro di Dio, ma anche ogni cristiano, ha il compito di farsi “predicatore” di quanto ha sperimentato nel proprio intimo, sull’esempio di Cristo che s’è fatto uomo per portare a tutti l’annuncio della salvezza. L’orizzonte di questo impegno è quello escatologico: l’attesa del compimento in Cristo di tutte le cose è un pensiero costante del grande Pontefice e finisce per diventare motivo ispiratore di ogni suo pensiero e di ogni sua attività."
I veri pastori: accompagnatori di anime e consapevoli del bene che non compiono
"Il testo forse più organico di Gregorio Magno è la Regola pastorale, scritta nei primi anni di Pontificato. In essa Gregorio si propone di tratteggiare la figura del Vescovo ideale, maestro e guida del suo gregge. A tal fine egli illustra la gravità dell’ufficio di pastore della Chiesa e i doveri che esso comporta: pertanto, quelli che a tale compito non sono stati chiamati non lo ricerchino con superficialità, quelli invece che l’avessero assunto senza la debita riflessione sentano nascere nell’animo una doverosa trepidazione."
"Un’efficace azione pastorale richiede poi che egli conosca i destinatari e adatti i suoi interventi alla situazione di ognuno: Gregorio si sofferma ad illustrare le varie categorie di fedeli con acute e puntuali annotazioni, che possono giustificare la valutazione di chi ha visto in quest’opera anche un trattato di psicologia. Da qui si capisce che egli conosceva realmente il suo gregge e parlava di tutto con la gente del suo tempo e della sua città."
"Il grande Pontefice, tuttavia, insiste sul dovere che il Pastore ha di riconoscere ogni giorno la propria miseria, in modo che l’orgoglio non renda vano, dinanzi agli occhi del Giudice supremo, il bene compiuto."
"Per questo il capitolo finale della Regola è dedicato all’umiltà: “Quando ci si compiace di aver raggiunto molte virtù è bene riflettere sulle proprie insufficienze ed umiliarsi: invece di considerare il bene compiuto, bisogna considerare quello che si è trascurato di compiere”. Tutte queste preziose indicazioni dimostrano l’altissimo concetto che san Gregorio ha della cura delle anime, da lui definita “ars artium”, l’arte delle arti."
Ogni credente è chiamato a vivere da santo e può farlo
"Significativa è pure l’altra opera, i Dialoghi, in cui all’amico e diacono Pietro, convinto che i costumi fossero ormai così corrotti da non consentire il sorgere di santi come nei tempi passati, Gregorio dimostra il contrario: la santità è sempre possibile, anche in tempi difficili. Egli lo prova narrando la vita di persone contemporanee o scomparse da poco, che ben potevano essere qualificate sante, anche se non canonizzate.
La narrazione è accompagnata da riflessioni teologiche e mistiche che fanno del libro un testo agiografico singolare, capace di affascinare intere generazioni di lettori."
La lettura contemplativa della Parola scopre la traccia di Dio nella vita umana e il dipanarsi della storia della salvezza nella storia del mondo
"Attraverso le sue opere, passato, presente e futuro vengono relativizzati. Ciò che per lui conta più di tutto è l’arco intero della storia salvifica, che continua a dipanarsi tra gli oscuri meandri del tempo. In questa prospettiva è significativo che egli inserisca l’annunzio della conversione degli Angli nel bel mezzo del Commento morale a Giobbe: ai suoi occhi l’evento costituiva un avanzamento del Regno di Dio di cui tratta la Scrittura; poteva quindi a buona ragione essere menzionato nel commento ad un libro sacro. Secondo lui le guide delle comunità cristiane devono impegnarsi a rileggere gli eventi alla luce della Parola di Dio: in questo senso il grande Pontefice sente il dovere di orientare pastori e fedeli nell’itinerario spirituale di una lectio divina illuminata e concreta, collocata nel contesto della propria vita." (BXVI, udienza Generale, 4.6.2008)
In ascolto della Parola, Maria interpreta la sua vita alla luce della Scrittura e traccia una grande lettura teologica della storia
L'esempio concreto di cosa sia una lettura spirituale della Bibbia, che riesce ad illuminare il senso degli avvenimenti della propria vita e li colloca nella stessa storia della salvezza, Benedetto XVI lo aveva fatto nel giorno della conclusione dei riti di maggio a Piazza San Pietro, parlando di come la giovane Maria di Nazareth visse ed interpretò ciò che le accadde.
"Quando l’Angelo partì da Lei. Maria si ritrovò con un grande mistero racchiuso nel grembo; sapeva che qualcosa di straordinariamente unico era accaduto; si rendeva conto che era iniziato l’ultimo capitolo della storia della salvezza del mondo. Ma tutto, intorno a Lei, era rimasto come prima e il villaggio di Nazareth era completamente ignaro di ciò che Le era accaduto."
"Elisabetta, illuminata dall’Alto, esclama: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore". Queste parole potrebbero apparirci sproporzionate rispetto al contesto reale. Elisabetta è una delle tante anziane di Israele e Maria una sconosciuta fanciulla di uno sperduto villaggio della Galilea. Che cosa possono essere e che cosa possono fare in un mondo nel quale contano altre persone e pesano altri poteri?"
"Tuttavia, Maria ancora una volta ci stupisce; il suo cuore è limpido, totalmente aperto alle luce di Dio; la sua anima è senza peccato, non appesantita dall’orgoglio e dall’egoismo. Le parole di Elisabetta accendono nel suo spirito un cantico di lode, che è un’autentica e profonda lettura "teologica" della storia: una lettura che noi dobbiamo continuamente imparare da Colei la cui fede è senza ombre e senza incrinature."
Quella di Maria resta la più vera e profonda interpretazione della storia, mentre le letture fatte da tanti sapienti di questo mondo sono state smentite dai fatti nel corso dei secoli
"L’anima mia magnifica il Signore", è il canto interiore di Maria, che "riconosce la grandezza di Dio" ed in questo sentimento trova "il sentimento che dà sicurezza all’umana creatura e la libera dalla paura, pur in mezzo alle bufere della storia."
"Andando oltre la superficie, Maria "vede" con gli occhi della fede l’opera di Dio nella storia. La sua fede Le ha fatto vedere che i troni dei potenti di questo mondo sono tutti provvisori, mentre il trono di Dio è l’unica roccia che non muta e non cade. E il suo Magnificat, a distanza di secoli e millenni, resta la più vera e profonda interpretazione della storia, mentre le letture fatte da tanti sapienti di questo mondo sono state smentite dai fatti nel corso dei secoli." (BXVI, Celebrazione a conclusione del mese mariano, 31.5.2008)
LA PRIMA PARTE della catechesi su San Gregorio Magno:
| BXVI, ecco una vita medievale attualissima |
(www.chiesadomestica.net - 28.05.2008) - La casa come luogo della vita spirituale cristiana, la stima per il ruolo delle donne nell'evangelizzazione e nella crescita della chiesa, i comportamenti di un buon vescovo. "Una guida" per quanto serve oggi alla difesa dell'identità cristiana, Benedetto XVI la trova nella vita di Gregorio Magno. E, con pochi tratti, ne traccia un affresco concreto e illuminante.
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