(www.chiesadomestica.net - 9.7.2008) - BXVI: "La prossima Giornata Mondiale della Gioventù si preannuncia come una rinnovata Pentecoste. Sono certo, che da ogni angolo della terra i cattolici si uniranno a me e ai giovani raccolti, come in un Cenacolo, a Sydney, invocando intensamente lo Spirito Santo, affinché inondi i cuori di luce interiore, di amore per Dio e per i fratelli." - Ma cosa è preghiera, tecnica di rilassamento? Benessere psico-fisico? Concentrazione ed autocoscienza? E cosa significherebbe per il mondo una nuova discesa dello Spirito Santo, come nella prima Pentecoste? Cosa sta realmente chiedendo il Papa ai credenti? Ecco qualche riga per approfondire e il messaggio integrale del Papa da scaricare e meditare sotto l'ombrellone.
Come ‘una lampada che brilla in un luogo oscuro’ - di don Domenico Pompili
La preghiera è, nel Maestro, anzitutto ricerca della solitudine.
E’, beninteso, uno star da solo per incontrare Qualcuno, non per staccarsi semplicemente dagli altri.
La solitudine è lo spazio fecondo dell’incontro con sé e con Dio. Non è uno spazio vuoto, ma la condizione di una inedita creatività.
Ecco, perché viene prima la preghiera personale e poi quella comunitaria. Se manca la preghiera segreta, quella - per intenderci - nella propria camera e nota solo a Dio, anche l’altra esperienza è impossibile, oltre che inutile.
La preghiera, poi, in Gesù, è soprattutto desiderio dell’ascolto.
Ll’iniziativa è sempre del Padre, non nostra. Non siamo noi, che facciamo la preghiera, ma è Dio, che ci precede. A noi tocca di far semplicemente spazio, perché risuoni la sua Parola...
Pregare, infatti, non è vedere, né toccare, ma ascoltare. E, a pensarci, è questa la forma di contatto più radicale. Infatti, ‘con gli occhi portiamo noi dentro il mondo. Con le orecchie portiamo il mondo dentro di noi’.
Finalmente, la preghiera è, nel Cristo, forza di trasfigurazione.
Se ne accorgono, attoniti, i tre discepoli. Ma accade anche a noi, di scoprire che pregare rende effettivamente più lucidi, fa più forti, costituisce più indipendenti.
Più lucidi, capaci di distinguere più facilmente il necessario dall’effimero, di andare al nodo dei problemi, di far emergere la sostanza delle cose.
Più forti, cioè più determinati nelle proprie scelte, capaci pure di andare controvento e di affrontare pericoli con scioltezza.
Più indipendenti, cioè più consapevoli e meno appiattiti sul ‘si dice, si crede, si pensa’, in grado di esprimere posizioni non allineate.
Non è un caso, che gli uomini e le donne che più hanno inciso nella storia della chiesa siano abitualmente dei contemplativi nell’azione.
D.P.