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 Vera Devozione: BXVI, gli angeli sono affianco a noi e possiamo parlarci

Angeli e Demoni(www.chiesadomestica.net - 30.9.2008) - Il Papa nel giorno della festa degli Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele: "L’invisibile presenza di questi Spiriti beati ci è di grande aiuto e conforto, essi camminano al nostro fianco e ci proteggono in ogni circostanza, ci difendono dai pericoli e ad essi possiamo ricorrere in ogni momento." La Bibbia racconta di esperienze di contatto con gli angeli, esseri spirituali inviati da Dio in missione in mezzo a noi. Ma chi sono gli angeli? E come operano tra noi?



BXVI: Molti santi intrattenevano con gli Angeli un rapporto di vera amicizia, e numerosi sono gli episodi che testimoniano la loro assistenza in particolari occasioni.
Gli Angeli vengono inviati da Dio "a servire coloro che erediteranno la salvezza", come ricorda la Lettera agli Ebrei (1,14), e pertanto possono esserci di grande aiuto nelle difficoltà del cammino della vita, per non perdere l'orientamento verso il ritorno alla dimensione celeste.




 GLI ANGELI. Gli angeli sono stati creati in famiglie, con caratteristiche proprie e comuni, che li riuniscono in cori: Serafini, Cherubini, Troni, Dominazioni, Potestà, Virtù, Principati, Arcangeli ed Angeli.


Nella storia della salvezza, Dio affida agli Angeli l'incarico di proteggere gli uomini. Figure celesti sono presenti nell'esperienza dei racconti biblici, così come di molte religioni antiche, e quasi sempre rappresentati come esseri alati (in quanto forza mediatrice tra Dio e la Terra). Il nome "angelo", trova origine nel vocabolo greco "anghelos", che significa messaggero. Infatti, nei racconti biblici, il termine indica sempre una persona inviata per svolgere un incarico, una missione.

Un angelo per ogni uomo: l’Angelo Custode
L’esistenza di un angelo per ogni uomo, che lo guida, lo protegge, dalla nascita fino alla morte, è citata nel Libro di Giobbe, ma anche dallo stesso Gesù, nel Vangelo di Matteo, quando indicante dei fanciulli dice: “Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli”.
La Sacra Scrittura parla di altri compiti esercitati dagli angeli, come quello di offrire a Dio le nostre preghiere e sacrifici, oltre quello di accompagnare l’uomo nella via del bene.

La Bibbia parla degli Angeli
Specifici episodi del Vecchio e Nuovo Testamento, indicano la presenza degli Angeli: la lotta con l’angelo di Giacobbe (Genesi 32, 25-29); la scala percorsa dagli angeli, sognata da Giacobbe (Genesi, 28, 12); i tre angeli ospiti di Abramo (Genesi, 18); l’intervento dell’angelo che ferma la mano di Abramo che sta per sacrificare Isacco; l’angelo che porta il cibo al profeta Elia nel deserto.

L’annuncio ai pastori della nascita di Cristo è portato da angeli, che discendono in mezzo al popolo, che li vede, li comprende e va a visitare il Bimbo nato nella mangiatoia.
L'angelo, che compare in sogno a Giuseppe, suggerendogli di fuggire con Maria e il Bambino; gli angeli che adorano e servono Gesù dopo le tentazioni nel deserto; l’angelo che annunciò alla Maddalena e alle altre donne, la resurrezione di Cristo; la liberazione di s. Pietro, dal carcere e dalle catene a Roma; senza dimenticare la cosmica e celeste simbologia angelica dell’Apocalisse di s. Giovanni Evangelista.

Come sono fatti gli angeli
Fra i più grandi Padri della Chiesa, s.Giustino e s.Ambrogio attribuivano agli angeli un corpo, non come il nostro, ma luminoso, imponderabile, sottile; Concilio Lateranense IV, quindi il Magistero della Chiesa, affermò che gli Angeli sono esseri fatti di puro spirito, senza un corpo materiale.
L’angelo per la sua semplicità e spiritualità è immortale e immutabile e si rende visibile in un luogo per esplicare il suo operato.

Intelligenza e volontà
L’Angelo in quanto essere individuato e personale possiede le facoltà dell’intelligenza e della volontà; che, anzi, in lui debbono essere molto più potenti, in quanto egli è puro di spirito; sulla prontezza e infallibilità dell’intelligenza angelica, come pure sull’energia, la tenace volontà, la libertà superiore, il grande Dottore Angelico, s. Tommaso d’Aquino, ha scritto ampiamente nella sua “Summa Theologica”.

Altezza angelica
La Sacra Scrittura suggerisce più volte che gli Angeli vedono Dio. E nel Nuovo Testamento frequentemente viene stabilito un paragone fra uomini, santi e angeli, poiché ciò che gli angeli vedono e vivono e la meta stessa degli uomini, che procedono nella santificazione spirituale. Gli angeli, già santificati nell'atto stesso della loro creazione, sono per questo 'angeli di luce’ e sono ‘innanzi a Dio’, ‘al cospetto di Dio o del suo trono’ e vivono in uno stato costante di beatitudine.

Gli Angeli caduti
Il Concilio Lateranense IV affermò come certamente vero, che molti Angeli scelsero nella loro libertà di agire per il male e diventarono cattivi. Nella tradizione cristiana, ha il nome di Lucifero il più bello e splendente degli angeli e loro capo, che volle attaccare Dio e perse la sua guerra.
Contro di lui si schierarono altri angeli dell’esercito celeste capeggiati da Michele, ingaggiando una grande e primordiale lotta nella quale Lucifero con tutti i suoi, soccombette e fu precipitato dal cielo; egli divenne capo dei demoni o diavoli nell’inferno e simbolo della più sfrenata superbia.

Il nome Lucifero e la sua identificazione con il capo ribelle degli angeli, derivò da un testo del profeta Isaia (14, 12-15). Lo stesso Dante (Inf. XXIV) descrive in forma poetica la ribellione celeste e la caduta del capo degli angeli: “Come sei caduto dal cielo, astro del mattino, figlio dell’aurora! Come sei stato precipitato a terra, tu che aggredivi tutte le nazioni! Eppure tu pensavi in cuor tuo: Salirò in cielo, al di sopra delle stelle di Dio innalzerò il mio trono. Salirò sulle nubi più alte, sarò simile all’Altissimo. E invece sei precipitato nell’abisso, nel fondo del baratro!”

 

GABRIELE -  L'Arcangelo della maternità, della comunicazione dell'amore, della comunione tra le persone.

Gabriele è un dolcissimo Arcangelo. Il suo nome significa 'Forza di Dio' ed è uno de angeli, che stanno proprio davanti al trono di Dio, come racconta Luca nel Vangelo (Lc 1, 19). E' proprio questo angelo, che rivela a Daniele i segreti del piano di Dio (Dn 8, 16; 9, 21-22), che annunzia a Zaccaria la nascita di Giovanni (Lc 1, 11-20) e che appare a Maria per rivelarle che sarà madre del Figlio di Dio (Lc 1, 26-38).
Il nuovo calendario ha riunito in una sola celebrazione i tre arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele.

Dell'esistenza di questi Angeli parla esplicitamente la Sacra Scrittura, che rivela il loro nome e il loro compito. San Michele, era patrono della Sinagoga ed è ora patrono della Chiesa universale; S. Gabriele è l'angelo dell'Incarnazione e confortava Gesù nell'agonia nel giardino degli ulivi; S. Raffaele ha sempre guidato e protetto i viandanti.

S. Gabriele, "colui che sta al cospetto di Dio" , come sappiamo dal racconto dell'episodio in cui si reca ad annunciare a Maria, che è stata scelta come madre del Redentore, è l'annunciatore per eccellenza delle divine rivelazioni. E’ lui che spiega al profeta Daniele gli eventi futuri del popolo di Dio al momento dell'avvento del Messia. A lui è affìdato l'incarico di annunciare la nascita del precursore di Cristo, Giovanni Battista, figlio di Zaccaria e di Elisabetta. Ma la missione più alta che mai sia stata affìdata ad una creatura è proprio l'annuncio dell'Incarnazione del Figlio di Dio. Egli gode per questo perfino di una particolare venerazione presso i maomettani. 
 

 

MICHELE - L'Arcangelo a capo di tutte le schiere di angeli di Dio

Il nome dell’arcangelo Michele, che significa “Chi è come Dio?”, è citato cinque volte nella Sacra Scrittura e in tutte le cinque volte egli è “capo supremo dell’esercito celeste”, cioè degli angeli in guerra contro il male, che nell’Apocalisse è rappresentato da un dragone con i suoi angeli del male; esso sconfitto nella lotta, fu scacciato dai cieli e precipitato sulla terra.

Altre pagine della Bibbia raccontano, che il dragone è un angelo che aveva desiderato mettersi al posto di Dio, che aveva radunato attorno al suo piano molti angeli con gli stessi suoi sentimenti. Fu Michele, che con il suo grido “Chi è come Dio?” lo sconfisse con la verità e l'angelo del male con i suoi si trovò a precipitare dall'altezza in cui Dio lo aveva creato, verso l'abisso della sua stoltezza e presunzione
, insieme a quelli che lo seguivano.

Michele è stato sempre percepito e venerato come l’angelo-guerriero di Dio, rivestito di armatura dorata in perenne lotta contro il Demonio, che continua nel mondo a spargere il male e la ribellione contro Dio.  Egli è considerato in questo modo nella Chiesa di Cristo, che gli ha sempre riservato fin dai tempi antichissimi, un culto e devozione particolare, considerandolo sempre presente nella lotta che si combatte e si combatterà fino alla fine del mondo, contro le forze del male che operano nel genere umano.

Dante nella sua ‘Divina Commedia’ pone il demonio (l’angelo Lucifero) in fondo all’inferno, conficcato a testa in giù al centro della terra, che si era ritirata al suo cadere, provocando il grande cratere dell’inferno dantesco.

Con la diffusione del cristianesimo, il rapporto di fiducia delle persone con san Michele, che già nel mondo pagano era considerato come una divinità, ebbe in Oriente una diffusione enorme, ne sono testimonianza le innumerevoli chiese, santuari, monasteri a lui dedicati; nel secolo IX solo a Costantinopoli, capitale del mondo bizantino, si contavano ben 15 fra santuari e monasteri; più altri 15 nei sobborghi.
Tutto l’Oriente era costellato da famosi santuari, a cui si recavano migliaia di pellegrini da ogni regione del vasto impero bizantino e come vi erano tanti luoghi di culto, così anche la sua celebrazione avveniva in tanti giorni diversi del calendario.
Perfino il grande fiume Nilo fu posto sotto la sua protezione, si pensi che la chiesa funeraria del Cremlino a Mosca in Russia, è dedicata a S. Michele. Per dirla in breve non c’è Stato orientale e nord africano, che non possegga oggetti, stele, documenti, edifici sacri, che testimoniano il grande legame con il santo condottiero degli angeli e il grande ricorso a lui, che specie nei primi secoli della Chiesa veniva fatto.

In Occidente si hanno testimonianze di apparizioni del santo Arcangelo, in missione tra gli uomini per portare difesa e avvertimento di pericoli in circostanze particolari, a ricordo delle quali sorsero numerosissime chiese intitolate a volte a S. Angelo, a volte a S. Michele, come pure località e monti vennero chiamati Monte Sant’Angelo o Monte San Michele, come il celebre santuario e monastero in Normandia in Francia. Fu così, che per questa potente protezione manifestata da San Michele, le celebrazioni della sua presenza si diffusero rapidamente nel mondo Longobardo, nello Stato Carolingio e nell’Impero Romano. In Italia sono tanti i posti dove sorgevano cappelle, oratori, grotte, chiese, colline e monti tutti intitolati all’arcangelo Michele, non si può accennarli tutti, ci fermiamo solo a due: Tancia e il Gargano.

Sul Monte Tancia, nella Sabina, vi era una grotta già usata per un culto pagano, che verso il VII secolo, fu dedicata dai Longobardi a S. Michele; in breve fu costruito un santuario che raggiunse gran fama, parallela a quella del Monte Gargano, che comunque era più antico.
La celebrazione religiosa era all’8 maggio, data praticata poi nella Sabina, nel Reatino, nel Ducato Romano e ovunque fosse estesa l’influenza della badia benedettina di Farfa, a cui i Longobardi di Spoleto, avevano donato quel santuario.

Ma il più celebre santuario italiano dedicato a S. Michele, è quello in Puglia >sul Monte Gargano. Esso ha una storia che inizia nel 490, quando era papa Gelasio I.
La leggenda racconta che casualmente un certo Elvio Emanuele, signore del Monte Gargano (Foggia) aveva smarrito il più bel toro della sua mandria, ritrovandolo dentro una caverna inaccessibile.
Visto l’impossibilità di recuperarlo, decise di ucciderlo con una freccia del suo arco; ma la freccia inspiegabilmente invece di colpire il toro, girò su sé stessa colpendo il tiratore ad un occhio. Meravigliato e ferito, il signorotto si recò dal suo vescovo s. Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto (odierna Manfredonia) e raccontò il fatto prodigioso.

Il presule, comprendendo il segno, indisse tre giorni di preghiere e di penitenza per aprire gli animi alla comunicazione con la presenza soprannaturale, che voleva manifestarsi.

Dopodiché s. Michele apparve all’ingresso della grotta e rivelò al vescovo: “Io sono l’arcangelo Michele e sto sempre alla presenza di Dio. La caverna è a me sacra, è una mia scelta, io stesso ne sono vigile custode. Là dove si spalanca la roccia, possono essere perdonati i peccati degli uomini. Quel che sarà chiesto nella preghiera, sarà esaudito. Quindi dedica la grotta al culto cristiano”.

Ma il santo vescovo non diede seguito alla richiesta dell’arcangelo, perché sul monte persisteva il culto pagano; due anni dopo, nel 492 Siponto era assediata dalle orde del re barbaro Odoacre (434-493); ormai allo stremo, il vescovo e il popolo si riunirono in preghiera, durante una tregua, e qui riapparve l’arcangelo al vescovo, promettendo loro la vittoria. Infatti, durante la battaglia si alzò una tempesta di sabbia e grandine, che si rovesciò sui barbari invasori, i quali spaventati fuggirono.
Tutta la città con il vescovo, salì sul monte in processione di ringraziamento; ma ancora una volta il vescovo non volle entrare nella grotta. Per questa sua esitazione, che egli stesso non si spiegava, il vescovo si recò a Roma dal papa Gelasio I (490-496), il quale gli ordinò di entrare nella grotta insieme ai vescovi della Puglia, dopo un digiuno di penitenza.

Recatisi i tre vescovi alla grotta per la dedicazione, riapparve loro per la terza volta l’arcangelo, annunziando che la cerimonia non era più necessaria, perché la consacrazione era già avvenuta con la sua presenza. La leggenda racconta che quando i vescovi entrarono nella grotta, trovarono un altare coperto da un panno rosso con sopra una croce di cristallo e impressa su un masso l’impronta di un piede infantile, che la tradizione popolare attribuisce a s. Michele.

Il vescovo san Lorenzo fece costruire all’ingresso della grotta, una chiesa dedicata a s. Michele e inaugurata il 29 settembre 493; la Sacra Grotta è invece rimasta sempre come un luogo di culto mai consacrato da vescovi e nei secoli divenne celebre con il titolo di “Celeste Basilica”.
Attorno alla chiesa e alla grotta è cresciuta nel tempo la cittadina di Monte Sant’Angelo nel Gargano. I Longobardi che avevano fondato nel secolo VI il Ducato di Benevento, vinsero i feroci nemici delle coste italiane, i saraceni, proprio nei pressi di Siponto, l’8 maggio 663, avendo attribuito la vittoria alla protezione celeste di s. Michele, essi presero a diffondere come prima accennato, il culto per l’arcangelo in tutta Italia, erigendogli chiese, effigiandolo su stendardi e monete e instaurando la festa dell’8 maggio dappertutto.

Intanto la Sacra Grotta diventò per tutti i secoli successivi, una delle mete più frequentate dai pellegrini cristiani, diventando insieme a Gerusalemme, Roma, Loreto e S. Giacomo di Compostella, i poli sacri dall’Alto Medioevo in poi.
Sul Gargano giunsero in pellegrinaggio papi, sovrani, futuri santi. Sul portale dell’atrio superiore della basilica, che non è possibile descrivere qui, vi è un’iscrizione latina che ammonisce: “che questo è un luogo impressionante. Qui è la casa di Dio e la porta del Cielo”.
Il santuario e la Sacra Grotta sono pieni di opere d’arte, di devozione e di voto, che testimoniano lo scorrere millenario dei pellegrini e su tutto campeggia nell’oscurità la statua in marmo bianco di S. Michele, opera del Sansovino, datata 1507.

L’arcangelo è comparso lungo i secoli altre volte, sia pure non come sul Gargano, che rimane il centro del suo culto, ed il popolo cristiano lo celebra ovunque con sagre, fiere, processioni, pellegrinaggi e non c’è Paese europeo che non abbia un’abbazia, chiesa, cattedrale, ecc. che lo ricordi alla venerazione dei fedeli.
Apparendo ad una devota portoghese Antonia de Astonac, l’arcangelo promise la sua continua assistenza, sia in vita che in purgatorio e inoltre l’accompagnamento alla S. Comunione da parte di un angelo di ciascuno dei nove cori celesti, se avessero recitato prima della Messa la corona angelica che gli rivelò.

La sua festa liturgica principale in Occidente è iscritta nel Martirologio Romano al 29 settembre ed è accomunato agli altri due arcangeli più conosciuti, Gabriele e Raffaele nello stesso giorno, mentre l’altro arcangelo a volte nominato nei sacri testi, Uriele non gode di un culto proprio, in quanto non risultano sue manifestazioni e apparizioni in mezzo al popolo, come per gli altri arcangeli.

Per la sua caratteristica di “guerriero celeste” s. Michele è patrono degli spadaccini, dei maestri d’armi; poi dei doratori, dei commercianti, di tutti i mestieri che usano la bilancia, i farmacisti, pasticcieri, droghieri, merciai; inoltre è patrono dei radiologi e della Polizia.
È patrono principale delle città italiane di Cuneo, Caltanissetta, Monte Sant’Angelo, Sant’Angelo dei Lombardi, compatrono di Caserta.

Difensore della Chiesa, la sua statua compare sulla sommità di Castel S. Angelo a Roma, a ricordo di una sua famosissima apparizione in difesa del Pontefice, attaccato dai poteri civili, che avevano interesse a far tacere la voce di Dio in mezzo agli uomini. Come è noto Castel Sant'Angelo era diventata una fortezza in difesa del Pontefice.

Michele si è così spesso manifestato come protettore del popolo cristiano, così come un tempo lo era dei pellegrini medievali, che lo invocavano nei santuari ed oratori a lui dedicati, disseminati lungo le strade che conducevano alle mete dei pellegrinaggi, per avere protezione contro le malattie, lo scoraggiamento e le imboscate dei banditi.

Per quanto riguarda la sua raffigurazione nell’arte in generale, è delle più vaste e per tutti questi motivi ogni scuola pittorica in Oriente e in Occidente, lo ha quasi sempre raffigurato armato in atto di combattere il demonio.


 FONTE: >www.santiebeati.it

 LINK: > Tutto sulla storia di Monte Sant'Angelo, dove Michele apparve




 

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