(www.chiesadomestica.net - 23.11.2008) - Quale genere di dominio l'uomo può realmente esercitare, in maniera pubblica nel mondo, o nel proprio privato su se stesso? Su cosa si fonda la signoria sulle cose e sulla vita, che un uomo può realmente possedere? E quali sono le caratteristiche del potere umano? "Tu lo dici, io sono re", la riflessione del Papa su potere umano e potere soprannaturale - di Simonetta Castellano
Quale 'regalità' è per un uomo realmente possibile nel mondo? In occasione della festa di Cristo Re dell'Universo, riflette il Papa: "Sappiamo dai Vangeli che Gesù rifiutò il titolo di re quando esso era inteso in senso politico, alla stregua dei 'capi delle nazioni'. Invece, durante la sua passione, egli rivendicò una singolare regalità davanti a Pilato, il quale lo interrogò esplicitamente: 'Tu sei re?', e Gesù rispose: 'Tu lo dici, io sono re' e poco prima aveva dichiarato: 'il mio regno non è di questo mondo'."
Il potere umano è sempre adesione ad un potere soprannaturale: o con Cristo, o con il diavolo. Gesù, interrogato da chi, in quel momento, davanti a lui incarnava il potere, – e il potere di vita e di morte – d
imostra di possedere davanti ad un altro uomo una libertà superiore: quella di chi sa, che il potere non risiede mai nell'uomo in se stesso, ma è sempre a lui 'dato dall'alto'. 'Tu non avresti alcun potere su di me – dice, infatti, a Pilato – se non ti fosse stato dato dall'alto'.
Ieri, il Papa aveva detto qualcosa di simile: “Noi uomini e donne abbiamo la facoltà di scegliere con chi vogliamo allearci: se con Cristo e con i suoi angeli, oppure con il diavolo e con i suoi adepti”. E da questa alleanza - aveva spiegato - discende poi il genere di potere, che come uomini siamo in grado di esercitare nella vita: “Sta a noi decidere se praticare la giustizia o l’iniquità, se abbracciare l’amore e il perdono, o la vendetta e l’odio omicida”.
Da questa scelta “dipende la nostra salvezza personale, ma anche la salvezza del mondo”, “ecco perché Gesù vuole associarci alla sua regalità; ecco perchè ci invita a collaborare all’avvento del suo Regno di amore, di giustizia e di pace. Sta a noi rispondergli, non con le parole, ma con i fatti: scegliendo la via dell’amore fattivo e generoso verso il prossimo, noi permettiamo a Lui di estendere la sua signoria nel tempo e nello spazio.”
Il potere, che non passa è quello che affonda le sue radici in Dio stesso. Esiste una pietra di paragone, infatti, per ogni esistenza umana ed è l'esistenza di Cristo, incarnazione in cui la vita umana si è espressa nelle sue più profonde verità e nelle sue più vertiginose altezze.
E' proprio la 'regalità' espressa da Cristo, che ci rivela il fondamento e le caratteristiche di ogni vera signoria sulla vita e sul mondo. Dice il Papa: "La regalità di Cristo, infatti, è rivelazione e attuazione di quella di Dio Padre, il quale governa tutte le cose con amore e con giustizia. Il Padre ha affidato al Figlio la missione di dare agli uomini la vita eterna amandoli fino al supremo sacrificio, e nello stesso tempo gli ha conferito il potere di giudicarli, dal momento che si è fatto Figlio dell’uomo, in tutto simile a noi."
Nella massima espressione della sua incarnazione, che è Cristo, dunque, l'essere umano ha ricevuto direttamente da Dio la missione di governare tutte le cose con la forza che viene dall'amore e dalla giustizia. Ed in questa missione di figlio di Dio ogni essere umano assume, come Cristo, il potere di essere la pietra di paragone su cui il mondo sarà giudicato; è sull'amore, infatti, che tutti saremo giudicati.
Al figlio di Dio “non importa la regalità storica”, - specifica il Papa - “Egli è re dell’universo intero”, “ma il punto critico”, la zona dove perfino "il regno di Dio è a rischio, è il nostro cuore”, perché Dio Padre ci ha creati liberi: liberi di scegliere, liberi perfino di fare del male, liberi perfino di dire no a Dio. Questa estrema libertà, però, non sarà senza responsabilità, non sarà indifferenza di Dio verso chi avrà sofferto per mano di un uomo libero.
Dio ha il potere anche della giustizia, che splende nel “grande quadro del giudizio finale”, “il Figlio dell’uomo nella sua gloria, circondato dai suoi angeli, si comporta come il pastore, che separa le pecore dalle capre e pone i giusti alla sua destra e i reprobi alla sinistra. I giusti li invita ad entrare nell’eredità preparata da sempre per loro, mentre i reprobi li condanna al fuoco eterno, preparato per il diavolo e per gli altri angeli ribelli.”
“Decisivo è il criterio del giudizio. Questo criterio è l’amore, la carità concreta nei confronti del prossimo, in particolare dei 'piccoli', delle persone in maggiore difficoltà: affamati, assetati, stranieri, nudi, malati, carcerati. Il re dichiara solennemente a tutti che ciò che hanno fatto, o non hanno fatto nei loro confronti, l’hanno fatto o non fatto a Lui stesso. Cioè, Cristo si identifica con i suoi 'fratelli più piccoli', e il giudizio finale sarà il rendiconto di quanto è già avvenuto nella vita terrena.”
"Le immagini sono semplici, il linguaggio è popolare, ma il messaggio è estremamente importante: è la verità sul nostro destino ultimo e sul criterio con cui saremo valutati. 'Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto', e così via. Chi non conosce questa pagina? Fa parte della nostra civiltà. Ha segnato la storia dei popoli di cultura cristiana: la gerarchia di valori, le istituzioni, le molteplici opere benefiche e sociali. In effetti, il regno di Cristo non è di questo mondo, ma porta a compimento tutto il bene che, grazie a Dio, esiste nell’uomo e nella storia."
"Se mettiamo in pratica l’amore per il nostro prossimo, secondo il messaggio evangelico, allora facciamo spazio alla signoria di Dio, e il suo regno si realizza in mezzo a noi. Se invece ciascuno pensa solo ai propri interessi, il mondo non può che andare in rovina."
Dunque, il potere che non passa con questa vita, “il regno di Dio", "non è una questione di onori e di apparenze, ma, come scrive san Paolo, è 'giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo'. Al Signore sta a cuore il nostro bene, cioè che ogni uomo abbia la vita, e che specialmente i suoi figli più 'piccoli' possano accedere al banchetto che lui ha preparato per tutti. Perciò, non sa che farsene di quelle forme ipocrite di chi dice 'Signore, Signore' e poi trascura i suoi comandamenti. Nel suo regno eterno, Dio accoglie quanti si sforzano giorno per giorno di mettere in pratica la sua parola. Per questo la Vergine Maria, la più umile di tutte le creature, è la più grande ai suoi occhi e siede Regina alla destra di Cristo Re. Alla sua celeste intercessione vogliamo affidarci ancora una volta con fiducia filiale, per poter realizzare la nostra missione cristiana nel mondo.”
Fonti:
BXVI, 22.11.2008, Ai partecipanti al pellegrinaggio dell’arcidiocesi di Amalfi - Cava De’Tirreni
BXVI, Angelus 23.11.2008
AUDIO:
>BXVI, Angelus 23.11.2008
LINK di Approfondimento
>Inferno e Paradiso. Li scegliamo noi, iniziano in questa vita e saranno eterni
>Paradiso o inferno? Dipende da noi