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 Udienza Generale: BXVI, Lasciamoci raggiungere dall'amore folle

Il Papa ha detto

(www.chiesadomestica.net - 26.11.2008) - Nell'amore vero non c'è spazio per le illusioni, ma può esserci il tormento e l'estasi e “disastrose sono le conseguenze di una fede, che non si incarna nell'amore”. Le altezze della teologia e le profondità della mistica nel discorso di oggi del Papa, che ha affrontato l'intreccio tra il raffinatissimo tema dottrinale della 'giustificazione' e il sentimento spirituale d'amore. In un discorso tanto lineare, quanto illuminante – di Simonetta Castellano






 

Ciò che credi si incarna in ciò che fai. Scegliere cosa credere è la scelta determinante del nostro destino. Non solo del nostro destino qui, sulla terra, ma anche del nostro destino ultimo, quello eterno, che non avrà mai fine. Infatti, l'uomo che sarà trovato giusto anche davanti a Dio, erediterà una felicità eterna, mentre l'uomo, che non avrà compiuto ciò che è giusto, ne soffrirà in eterno.


Lo ha spiegato, oggi, il Papa: «Cari fratelli e Beato Angelico, Annunciazionesorelle, nella catechesi di mercoledì scorso ho parlato della questione di come l'uomo diventi giusto davanti a Dio.

Seguendo san Paolo, abbiamo visto che l'uomo non è in grado di farsi "giusto" con le sue proprie azioni, ma può realmente divenire "giusto" davanti a Dio solo perché Dio gli conferisce la sua "giustizia". In questo senso san Paolo ci dice: non le nostre opere, ma la fede ci rende "giusti".»


Ma cos'è 'la fede'? Prosegue il Papa: «Questa fede non è un pensiero, un'opinione, un'idea». E' una relazione personale con Dio, è la «nostra amicizia con Cristo». Un'amicizia, che «influenza la vita».


Perchè «questo è essenziale: l'etica cristiana non nasce da un sistema di comandamenti, ma è conseguenza della nostra amicizia con Cristo», se questa «è vera si incarna e si realizza nell'amore per il prossimo».


La fede è , dunque, «comunione con Cristo», «che il Signore ci dona e perciò diventa vita, diventa conformità con Lui», «diventa amore». E «senza questo, sarebbe fede morta».


Ecco, dunque, i due livelli su cui si fonda la giustizia di un uomo: la non sufficienza delle nostre azioni per il raggiungimento della salvezza e la giustificazione sanante della nostra posizione data dalla fede.


«La confusione di questi due livelli ha causato, nel corso dei secoli, non pochi fraintendimenti nella cristianità» - sottolinea il Papa – per questo «è importante che san Paolo nella stessa Lettera ai Galati ponga, da una parte, l’accento, in modo radicale, sulla gratuità della giustificazione non per le nostre opere, ma che, al tempo stesso, sottolinei pure la relazione tra la fede e le opere: "In Cristo Gesù non è la circoncisione che vale o la non circoncisione, ma la fede che si rende operosa per mezzo della carità". Di conseguenza, vi sono, da una parte, le "opere della carne" che sono "fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria...": tutte opere contrarie alla fede; dall’altra, vi è l’azione dello Spirito Santo, che alimenta la vita cristiana suscitando "amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé": sono questi i frutti dello Spirito che sbocciano dalla fede.»


«Spesso siamo portati a cadere negli stessi fraintendimenti che hanno caratterizzato la comunità di Corinto: quei cristiani pensavano che, essendo stati giustificati gratuitamente in Cristo per la fede, "tutto fosse loro lecito".» Mentre, invece, «disastrose sono le conseguenze di una fede che non s’incarna nell’amore, perché si riduce all’arbitrio e al soggettivismo più nocivo per noi e per i fratelli».


«I credenti sanno che nell'amore vicendevole s'incarna l'amore di Dio e di Cristo, per mezzo dello Spirito. Ritorniamo alla Lettera ai Galati. Qui san Paolo dice che, portando i pesi gli uni degli altri, i credenti adempiono il comandamento dell’amore. Giustificati per il dono della fede in Cristo, siamo chiamati a vivere nell’amore di Cristo per il prossimo, perché è su questo criterio che saremo, alla fine della nostra esistenza, giudicati.»


«Vista in questa prospettiva, la centralità della giustificazione senza le opere, oggetto primario della predicazione di Paolo, non entra in contraddizione con la fede operante nell’amore; anzi esige che la nostra stessa fede si esprima in una vita secondo lo Spirito.»


Perché è anche necessario essere consapevoli, che l'amore vero ha le sue esigenze: «l'amore, per esprimersi in pienezza, esige il dominio di sé», ricorda il Papa.


«Nella Prima Lettera ai Corinzi, san Paolo si diffonde in un famoso elogio dell’amore. E’ il cosiddetto inno alla carità: "Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi l'amore, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita... La carità è magnanima, benevola è la carità, non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse..."».


Ed è a quest'inno, che ha sfidato i millenni, che Benedetto XVI aggiunge, con espressione lirica e appassionata, la sua esperienza dell'amore spirituale e divino.


Nell'amore vero non c'è spazio per le illusioni, ma può esserci il tormento e l'estasi. Dice infatti il Papa: «l’amore cristiano è quanto mai esigente, poiché sgorga dall’amore totale di Cristo per noi: quell’amore che ci reclama, ci accoglie, ci abbraccia, ci sostiene, sino a tormentarci, poiché costringe ciascuno a non vivere più per se stesso, chiuso nel proprio egoismo».


«Sarebbe uno svendere il valore inestimabile della giustificazione se, comprati a caro prezzo dal sangue di Cristo, non lo glorificassimo» con un dono totale di noi stessi, fin nel nostro stesso corpo. «In realtà, è proprio questo il nostro culto "ragionevole" e insieme "spirituale", per cui siamo esortati da Paolo a "offrire il nostro corpo come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio"»


«Lasciamoci quindi raggiungere dalla riconciliazione, che Dio ci ha donato in Cristo, dall'amore "folle" di Dio per noi: nulla e nessuno potranno mai separarci dal suo amore. In questa certezza viviamo. E’ questa certezza a donarci la forza di vivere concretamente la fede che opera nell'amore.» (BXVI, Catechesi del Mercoledì, 26.11.2008)



>Leggi il Testo Integrale sul sito Vatican.va

 




 

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