(www.chiesadomestica.net - 22.12.2008) - E' stato un anno ricco “di avvenimenti, che recano con sé segnali di orientamento per il nostro cammino verso il futuro”, così ha parlato il Papa dell'anno, che si sta concludendo. Facendo una rivelazione semplice e sensazionale, ha raccontato l'esperienza, che i vescovi hanno vissuto durante il Sinodo: “il fatto che Dio parli, che Dio risponda alle nostre domande. Il fatto che Egli, sebbene in parole umane, parli di persona e noi possiamo ascoltarLo e comprenderLo”. E poi la matematica universale, l'orientamento etico del cosmo, la liturgia della gioia spirituale e l'inno alla sessualità del creato: tutto nello Spirito Santo, soffio di Cristo e vita del corpo. Ecco i segnali interiori, che il Papa ha visto e raccontato – di Simonetta Castellano
Ci sono stati molti momenti, in cui quest'anno la Chiesa si è manifestata “come una forza spirituale”, ha detto il Papa, durante gli auguri natalizi alla Curia romana. Attraverso eventi, come la Giornata mondiale della Gioventù di Sidney, il viaggio in Usa e in Francia, il Sinodo dei Vescovi – ha spiegato - “la Chiesa si è resa visibile davanti al mondo, come una forza spirituale, che indica cammini di vita e, mediante la testimonianza della fede, porta luce al mondo”.

Durante il Sinodo, poi, è accaduto di nuovo il grande miracolo della fede: nella chiesa i vescovi hanno udito la voce di Dio parlare personalmente ai suoi. E' stata questa la rivelazione semplice e sensazionale, che Benedetto XVI ha voluto fare a tutti, durante questo discorso per molti versi straordinario.
Con il Sinodo dei Vescovi, “pastori provenienti da tutto il mondo si sono riuniti intorno alla Parola di Dio, che era stata innalzata in mezzo a loro”, ha iniziato a raccontare il Papa. “Intorno alla Parola di Dio, la cui grande manifestazione si trova nella Sacra Scrittura” - ha detto - è accaduto che “ciò che nel quotidiano ormai diamo troppo per scontato, l’abbiamo colto nuovamente nella sua sublimità: il fatto che Dio parli, che Dio risponda alle nostre domande. Il fatto che Egli, sebbene in parole umane, parli di persona e noi possiamo ascoltarLo e, nell’ascolto, imparare a conoscerLo e a comprenderLo. Il fatto che Egli entri nella nostra vita plasmandola e noi possiamo uscire dalla nostra vita ed entrare nella vastità della sua misericordia.”
E, scendendo nei particolari dell'esperienza, ha voluto confidare: “Così ci siamo nuovamente resi conto, che Dio in questa sua Parola si rivolge a ciascuno di noi, parla al cuore di ciascuno: se il nostro cuore si desta e l’udito interiore si apre, allora ognuno può imparare a sentire la parola rivolta appositamente a lui.”
“Ma proprio se sentiamo Dio parlare in modo così personale a ciascuno di noi, comprendiamo anche che la sua Parola è presente, affinché noi ci avviciniamo gli uni agli altri; affinché troviamo il modo di uscire da ciò che è solamente personale. Questa Parola ha plasmato una storia comune e vuole continuare a farlo.”
La Parola di Dio chiama ora, nella chiesa, e parla sempre al presente e ha qualcosa di nuovo da dire ad ogni generazione, è stato il suo caldo avvertimento. “Allora ci siamo nuovamente resi conto che – proprio perché la Parola è così personale – possiamo comprenderla in modo giusto e totale solo nel "noi" della comunità istituita da Dio: essendo sempre consapevoli che non possiamo mai esaurirla completamente, che essa ha da dire qualcosa di nuovo ad ogni generazione. Abbiamo capito che, certamente, gli scritti biblici sono stati redatti in determinate epoche e quindi costituiscono in questo senso anzitutto un libro proveniente da un tempo passato. Ma abbiamo visto che il loro messaggio non rimane nel passato né può essere rinchiuso in esso: Dio, in fondo, parla sempre al presente, e avremo ascoltato la Bibbia in maniera piena solo quando avremo scoperto questo "presente" di Dio, che ci chiama ora.”
La Pentecoste è presente ed è ancora incompiuta. In questo modo, Benedetto XVI sembra gettare una luce nuova sulla comprensione del grande evento pentecostale della discesa fiammeggiante dello Spirito sui discepoli di Cristo, avvenuto alle origini della chiesa, cinquanta giorni dopo la Pasqua del Signore: “Infine era importante sperimentare che nella Chiesa c’è una Pentecoste anche oggi – cioè che essa parla in molte lingue e questo non soltanto nel senso esteriore dell’essere rappresentate in essa tutte le grandi lingue del mondo, ma ancora di più in senso più profondo: in essa sono presenti i molteplici modi dell’esperienza di Dio e del mondo, la ricchezza delle culture, e solo così appare la vastità dell’esistenza umana e, a partire da essa, la vastità della Parola di Dio. Tuttavia abbiamo anche appreso che la Pentecoste è tuttora "in cammino", è tuttora incompiuta.”
Ciò che noi non possiamo realizzare avviene nella Liturgia, Egli è presente e ci illumina: “Infine la Liturgia solenne è il centro dell’insieme, perché in essa avviene ciò che noi non possiamo realizzare e di cui, tuttavia, siamo sempre in attesa. Lui è presente. Lui entra in mezzo a noi. È squarciato il cielo e questo rende luminosa la terra. È questo che rende lieta e aperta la vita e unisce gli uni con gli altri.”
E la gioia, che viene dall'ascolto personale della Parola di Dio, “era abbondantemente percepibile nei giorni di Sydney”. “Secondo la Scrittura, la gioia è frutto dello Spirito Santo: questo frutto era abbondantemente percepibile nei giorni di Sydney.” “Tenendo presente la testimonianza della Scrittura e della Tradizione”, il Papa ha così tracciato, come segnali indicatori dell'orizzonte umano del futuro, le “quattro dimensioni” dello “Spirito Santo".” Nella Sacra Scrittura, ha detto Benedetto XVI, “c’è innanzitutto l’affermazione che ci viene incontro dall’inizio del racconto della creazione: vi si parla dello Spirito creatore che aleggia sulle acque, crea il mondo e continuamente lo rinnova.” La prima dimensione è l'opera intelligente dello Spirito.
L'intelligenza matematica dello Spirito Santo è stato uno dei concetti rivoluzionari, spiegati a fondo in questo discorso. “La fede nello Spirito creatore è un contenuto essenziale del Credo cristiano. Il dato che la materia porta in sé una struttura matematica, è piena di spirito, è il fondamento sul quale poggiano le moderne scienze della natura. Solo perché la materia è strutturata in modo intelligente, il nostro spirito è in grado di interpretarla e di attivamente rimodellarla.”
“Il fatto che questa struttura intelligente proviene dallo stesso Spirito creatore che ha donato lo spirito anche a noi, comporta insieme un compito e una responsabilità. Nella fede circa la creazione sta il fondamento ultimo della nostra responsabilità verso la terra. Essa non è semplicemente nostra proprietà che possiamo sfruttare secondo i nostri interessi e desideri. È piuttosto dono del Creatore, che ne ha disegnato gli ordinamenti intrinseci e con ciò ci ha dato i segnali orientativi a cui attenerci come amministratori della sua creazione.”
Ma Benedetto XVI si è spinto oltre, spiccando il volo con cui ha osato collegare il piano semplicemente fisico dell'esistente con il piano morale della vita e con “il Bene in persona”, che crea.
Logica matematica e orientamento etico dell'universo, manifestazione dello Spirito. “Il fatto che la terra, il cosmo, rispecchino lo Spirito creatore, significa pure che le loro strutture razionali che, al di là dell’ordine matematico, nell’esperimento diventano quasi palpabili, portano in sé anche un orientamento etico. Lo Spirito che li ha plasmati, è più che matematica – è il Bene in persona che, mediante il linguaggio della creazione, ci indica la strada della vita retta.”
Responsabilità verso il creato è difendere l'ordine naturale maschile e femminile delle forze universali, ha ribadito il Papa, con una chiarezza rispetto alla quale tutte le culture e le religioni di ogni epoca e ogni più diverso credo dei nostri giorni è d'accordo. Il principio del femminile e del maschile, infatti, lo Yin e lo Yang per gli orientali, che coniugandosi creano la vita universale e l'armonia e la fecondità del creato, è la comprensione univoca della mente umana ad ogni latitudine e in ogni ambito dello scibile, dalla fisica alla metafisica, dalle filosofie del trascendente alle osservazioni dell'immanente. “Poiché la fede nel Creatore è una parte essenziale del Credo cristiano, la Chiesa non può e non deve limitarsi a trasmettere ai suoi fedeli soltanto il messaggio della salvezza. Essa ha una responsabilità per il creato e deve far valere questa responsabilità anche in pubblico. E facendolo deve difendere non solo la terra, l’acqua e l’aria come doni della creazione appartenenti a tutti. Deve proteggere anche l’uomo contro la distruzione di se stesso.”
Proteggere la biodiversità significa anche proteggere la differenza sessuale umana, dice il Papa. La Natura e la Scrittura parlano lo stesso linguaggio, il principio maschile e femminile dell'ordine universale è legge di fecondità e di armonia della vita. Studiare le scienze naturali, così come meditare la Parola di Dio, insegna che proteggere la differenza tra maschio e femmina significa salvare l'uomo dall'autodistruzione e vivere nella verità e nella gioia.
Un'ecologia umana è necessaria. “È necessario che ci sia qualcosa come una ecologia dell’uomo, intesa nel senso giusto. Non è una metafisica superata, se la Chiesa parla della natura dell’essere umano come uomo e donna e chiede che quest’ordine della creazione venga rispettato. Qui si tratta di fatto della fede nel Creatore e dell’ascolto del linguaggio della creazione, il cui disprezzo sarebbe un’autodistruzione dell’uomo e quindi una distruzione dell’opera stessa di Dio. “
Il linguaggio fisico della creazione non è prigione, ma scrive la condizione della nostra libertà. “Ciò che spesso viene espresso ed inteso con il termine "gender", si risolve in definitiva nella autoemancipazione dell’uomo dal creato e dal Creatore. L’uomo vuole farsi da solo e disporre sempre ed esclusivamente da solo ciò che lo riguarda. Ma in questo modo vive contro la verità, vive contro lo Spirito creatore. Le foreste tropicali meritano, sì, la nostra protezione, ma non la merita meno l’uomo come creatura, nella quale è iscritto un messaggio che non significa contraddizione della nostra libertà, ma la sua condizione.”
L'unione del maschile con il femminile è legge naturale e sacramento della creazione, questa è la grandezza della sessualità, in questo sta la magnificenza della fisicità, dice il Papa nei termini dell'alta teologia: “Grandi teologi della Scolastica hanno qualificato il matrimonio, cioè il legame per tutta la vita tra uomo e donna, come sacramento della creazione, che lo stesso Creatore ha istituito e che Cristo – senza modificare il messaggio della creazione – ha poi accolto nella storia della sua alleanza con gli uomini. Fa parte dell’annuncio che la Chiesa deve recare la testimonianza in favore dello Spirito creatore presente nella natura nel suo insieme e in special modo nella natura dell’uomo, creato ad immagine di Dio.”
“Partendo da questa prospettiva occorrerebbe rileggere l’Enciclica Humanae vitae: l’intenzione di Papa Paolo VI era di difendere l’amore, contro la sessualità come consumo, il futuro contro la pretesa esclusiva del presente e la natura dell’uomo, contro la sua manipolazione.”
Lo Spirito è Cristo, che ci viene incontro. Come dobbiamo amarlo questo divino, che ci cerca e ci si offre. “Se lo Spirito creatore si manifesta innanzitutto nella grandezza silenziosa dell’universo, nella sua struttura intelligente, la fede, oltre a ciò, ci dice la cosa inaspettata, che cioè questo Spirito parla, per così dire, anche con parole umane, è entrato nella storia e, come forza che plasma la storia, è anche uno Spirito parlante, anzi, è Parola che negli Scritti dell’Antico e del Nuovo Testamento ci viene incontro.”
“Che cosa questo significhi per noi, l’ha espresso meravigliosamente sant’Ambrogio in una sua lettera: "Anche ora, mentre leggo le divine Scritture, Dio passeggia nel Paradiso" (Ep. 49, 3). Leggendo la Scrittura, noi possiamo anche oggi quasi vagare nel giardino del Paradiso ed incontrare Dio che lì passeggia: tra il tema della Giornata Mondiale della Gioventù in Australia e il tema del Sinodo dei Vescovi esiste una profonda connessione interiore. I due temi "Spirito Santo" e " Parola di Dio" vanno insieme. Leggendo la Scrittura apprendiamo, che Cristo e lo Spirito Santo sono inseparabili tra loro.”
“Se Paolo con sconcertante sintesi afferma: "Il Signore è lo Spirito" (2 Cor 3, 17), appare non solo, nello sfondo, l’unità trinitaria tra il Figlio e lo Spirito Santo, ma soprattutto la loro unità riguardo alla storia della salvezza: nella passione e risurrezione di Cristo vengono strappati i veli del senso meramente letterale e si rende visibile la presenza del Dio, che sta parlando. Leggendo la Scrittura insieme con Cristo, impariamo a sentire nelle parole umane la voce dello Spirito Santo e scopriamo l’unità della Bibbia.”
L'inseparabilità di Cristo e dello Spirito Santo: lo Spirito è il soffio di Cristo. Respiro nel respiro, Dio si manifesta in noi. Dice il Papa: “Nella maniera forse più bella, essa si manifesta nel racconto di san Giovanni, circa la prima apparizione del Risorto davanti ai discepoli: il Signore alita sui discepoli e dona loro in questo modo lo Spirito Santo. Lo Spirito Santo è il soffio di Cristo. E come il soffio di Dio nel mattino della creazione aveva trasformato la polvere del suolo nell’uomo vivente, così il soffio di Cristo ci accoglie nella comunione ontologica con il Figlio, ci rende nuova creazione. Per questo è lo Spirito Santo che ci fa dire insieme col Figlio: "Abba, Padre!" (cfr Gv 20, 22; Rm 8, 15).”
La connessione tra Spirito e Chiesa: vita di Cristo e corpo di Cristo. Come lo Spirito si manifesta quale soffio vitale nella connessione tra il corpo fisico e la vita, così è nella connessione tra il corpo ecclesiale e la sua vita: “Paolo, in Prima Corinzi 12 e in Romani 12, ha illustrato la Chiesa come Corpo di Cristo e proprio così come organismo dello Spirito Santo, in cui i doni dello Spirito Santo fondono i singoli in un tutt’uno vivente. Lo Spirito Santo è lo Spirito del Corpo di Cristo. Nell’insieme di questo Corpo troviamo il nostro compito, viviamo gli uni per gli altri e gli uni in dipendenza dagli altri, vivendo in profondità di Colui che ha vissuto e sofferto per tutti noi e che mediante il suo Spirito ci attrae a sé nell’unità di tutti i figli di Dio. "Vuoi anche tu vivere dello Spirito di Cristo? Allora sii nel Corpo di Cristo", dice Agostino a questo proposito (Tr. in Jo. 26, 13).”
“Così, con il tema "Spirito Santo", che orientava le giornate in Australia e, in modo più nascosto, anche le settimane del Sinodo, si rende visibile tutta l’ampiezza della fede cristiana, un’ampiezza che dalla responsabilità per il creato e per l’esistenza dell’uomo in sintonia con la creazione conduce, attraverso i temi della Scrittura e della storia della salvezza, fino a Cristo e da lì alla comunità vivente della Chiesa, nei suoi ordini e responsabilità, come anche nella sua vastità e libertà, che si esprime tanto nella molteplicità dei carismi, quanto nell’immagine pentecostale della moltitudine delle lingue e delle culture.”
Una comunità è in festa, se lo Spirito infonde la gioia. E' questo un dato dell'esperienza umana, che tutti possediamo. Ma il Papa ce ne svela il rilievo teologico e insieme ce lo spiega come dimostrazione pratica ed evidente dell'origine in Dio e nel suo Spirito, che ci viene comunicato, dei sentimenti più vitali e felici, che l'uomo può possedere. E perfino capire l'ansia missionaria della chiesa diventa semplice per chiunque. Infatti: “Parte integrante della festa è la gioia. La festa si può organizzare, la gioia no. Essa può soltanto essere offerta in dono; e, di fatto, ci è stata donata in abbondanza: per questo siamo riconoscenti. Come Paolo qualifica la gioia frutto dello Spirito Santo, così anche Giovanni nel suo Vangelo ha connesso strettamente lo Spirito e la gioia. Lo Spirito Santo ci dona la gioia. Ed Egli è la gioia. La gioia è il dono nel quale tutti gli altri doni sono riassunti. Essa è l’espressione della felicità, dell’essere in armonia con se stessi, ciò che può derivare solo dall’essere in armonia con Dio e con la sua creazione.”
“Fa parte della natura della gioia l’irradiarsi, il doversi comunicare. Lo spirito missionario della Chiesa non è altro che l’impulso di comunicare la gioia che ci è stata donata. Che essa sia sempre viva in noi e quindi s’irradi sul mondo nelle sue tribolazioni: tale è il mio auspicio alla fine di quest’anno.”
“Auguro a tutti voi, che questa gioia derivante da Dio ci venga donata abbondantemente anche nell’Anno Nuovo. Affido questi voti all’intercessione della Vergine Maria, Mater divinae gratiae, chiedendoLe di poter vivere le Festività natalizie nella letizia e nella pace del Signore.” (Udienza del Santo Padre alla Curia Romana, in occasione della presentazione degli auguri natalizi, 22.12.2008)