(www.chiesadomestica.net - 21.1.2009) - "Il virtuale non è in contrapposizione al reale. L'interconnessione online stabilisce una relazione tra persone, che vive in forma potenziale, e l'importante è riuscire a giungere fino alla relazione compiuta." Così, le conclusioni di don Domenico Pompili al convegno CEI sul dibattuto argomento chiesa e internet. Individualismo interconnesso e relazioni potenziali, i pericoli di Facebook e la protesta mediatica, poi le conclusioni chiarissime del convegno. Tutto quello che si è detto veramente e che si è scatenato sui media. Gli articoli di Zeus News e del Sir.
Aldilà delle polemiche pretestuose di chi ha sempre voglia di contestare la chiesa, ecco cosa sta dicendo realmente la chiesa italiana dei rapporti online: nell'incontro virtuale esiste tutta la ricchezza di un incontro potenziale, che interessa, muove, risveglia. La naturale evoluzione di una relazione online è, perciò, quella verso un incontro attuale, verso un rapporto pienamente compiuto sul piano umano.
Tutto questo è - né più, né meno - ciò che tutti sperimentiamo nei nostri web contatti più diversi. Dalla chat, al forum, al blog, dovunque si stabilisca un dialogo, che diventa continuativo, nasce la voglia di vedersi e di incontrarsi, di fare qualcosa insieme.
La chiesa pensa che proprio questo tendere ad incontrarsi e a 'fare insieme' sia il vero grande orizzonte umano delle relazioni virtuali e per questo intende sottolinearlo ed incoraggiarlo.
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Ecco l'articolo del Sir sulle conclusioni del convegno CEI "Chiesa in rete 2.0"
CHIESA IN INTERNET: POMPILI (CEI) “NELLA RETE VOGLIAMO STARCI E NON CAPITARCI”
“Non c’è opposizione tra virtuale e reale. Il contrario del virtuale non è il reale, quanto piuttosto ciò che è attuale. Il virtuale rappresenta, dunque, una forma potenziale, nel senso che può lievitare fino a stabilire un legame sociale”. Questa “una prima conclusione” del convegno nazionale, promosso dall'Ufficio per le comunicazioni sociali e dal Servizio informatico della Cei, sul tema “Chiesa in rete 2.0”.
A tracciare un bilancio dei lavori, che si sono conclusi ieri a Roma, è don Domenico Pompili, direttore dell’Ufficio Cei per le comunicazioni sociali. In un’intervista al SIR, Pompili spiega che la “prima acquisizione”, emersa durante l’incontro, è che “non bisogna scegliere tra virtuale e reale, semmai integrare. Sono due esperienze che, in qualche modo, si completano a vicenda; l'importante è che dalle connessioni telematiche si giunga a delle relazioni compiute”.
A questo dato, prosegue il direttore dell’Ufficio Cei, “si aggancia una seconda conclusione: l'individualismo networkizzato (secondo la definizione del sociologo Castells) dice che certamente la fruizione quotidiana di Internet è fatta da singoli individui, ma paradossalmente questa produce relazioni.
L'individualismo può essere superato attraverso una trama di socialità, che è propria dei social network, come avviene con Facebook, dove più che per lo scambio di semplici contenuti ci s'incontra personalmente”.
“La terza conclusione” del convegno, prosegue Pompili, “è che, in ambito ecclesiale, bisogna curare l'identità, ma anche i linguaggi. Ancor prima di navigare occorre avere un'identità precisa e, per questo, riconoscibile. Questo vuol dire utilizzare tutti i linguaggi, che la tecnologia oggi offre. La disanima dei siti presenti nelle diverse realtà ha mostrato una ricchezza impressionante di linguaggi. C’è una grande creatività diffusa: attualmente sono in Rete circa 12 mila siti cattolici. Questo dà la misura di quanta ricchezza ci sia".
La Chiesa, quindi, è presente nel Web con diverse iniziative: secondo un’indagine sulle parrocchie italiane e Internet, commissionata dall’associazione webcattolici (www.webcattolici.it) e presentata durante il convegno, il 16% delle 26 mila parrocchie ha un proprio sito e 7 su 10 hanno una connessione ad Internet.
“La Chiesa – spiega il direttore dell’Ufficio Cei – intende abitare il nuovo territorio virtuale. Nella Rete vogliamo «starci» e non «capitarci». La Rete è una scelta e non semplicemente un caso”. Per Pompili, “il virtuale rappresenta il luogo dove poter incontrare molte persone, in particolare i giovani. Prescindere da Internet – conclude il direttore – vorrebbe dire precludersi di dialogare con le generazioni più digitali”.
LINK:
>Zeus News: La CEI e i pericoli di Facebook, ed è subito protesta
>Don Domenico Pompili: Sì al web, rimettendo insieme i piedi con gli occhi - Il Discorso Integrale di Apertura del Convegno CEI