(www.chiesadomestica.net - 6.4.2009) - E' la grande domanda di tutti: vogliamo vedere Gesù! Allora, impariamo da Lui stesso, come fare per incontrarlo. E' questa la novità impossibile del cristianesimo: Dio si è fatto uomo ed ha vinto la morte per poter incontrare, qui e adesso, ciascuno di noi - La dolce omelia del Papa nella Domenica delle Palme
Vogliamo vedere Gesù. Nel Vangelo, dice il Papa, "i Greci sono persone alla ricerca di Dio, con la loro vita sono in cammino verso Dio. Ora, per il tramite di due Apostoli di lingua greca, Filippo ed Andrea, fanno giungere al Signore la richiesta: Vogliamo vedere Gesù. Una parola grande." Ma c'è da dire, che anche noi "cari amici, per questo ci siamo riuniti qui: Vogliamo vedere Gesù." Ed è anche a questo stesso scopo, "che l’anno scorso, migliaia di giovani sono andati a Sydney. Certo, avranno avuto molteplici attese per questo pellegrinaggio. Ma l’obiettivo essenziale era questo: Vogliamo vedere Gesù".
Quando cerchiamo l'incontro reale e personale con Dio "non ha importanza ora un colloquio più o meno breve con alcune poche persone, che poi ritornano a casa", ma l'incontro con Lui. E Gesù insegna: "Come chicco di grano morto e risorto verrò", "in modo totalmente nuovo e al di là dei limiti del momento". "Mediante la risurrezione Gesù oltrepassa i limiti dello spazio e del tempo. Come Risorto, Egli è in cammino verso la vastità del mondo e della storia", verso ciascuno di noi. "Sì, come Risorto va dai Greci e parla con loro, si mostra loro così che essi, i lontani, diventano vicini e proprio nella loro lingua".
"Poiché Gesù si dona totalmente, può come Risorto appartenere a tutti e rendersi presente a tutti", personalmente e realmente. E' questa la novità impossibile del cristianesimo: Dio si è fatto uomo ed ha vinto la morte per poter incontrare, qui e adesso, ciascuno di noi.
La sua risposta. "La parola circa il chicco di grano morto fa ancora parte della risposta di Gesù ai Greci, è la sua risposta. Poi, però, Egli formula ancora una volta la legge fondamentale dell’esistenza umana: "Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna".
In questo modo, dice il Papa, Gesù sta insistendo: "chi vuole avere la sua vita per sé, vivere solo per se stesso, stringere tutto a sé e sfruttarne tutte le possibilità – proprio costui perde la vita. Essa diventa noiosa e vuota. Soltanto nell’abbandono di se stessi, soltanto nel dono disinteressato dell’io in favore del tu, soltanto nel "sì" alla vita più grande, propria di Dio, anche la nostra vita diventa ampia e grande. Così questo principio fondamentale, che il Signore stabilisce, in ultima analisi è semplicemente identico al principio dell’amore".
Ovunque vorrai fuggire, fuggirai sempre portandoti dietro te stesso. "L’amore, infatti, significa lasciare se stessi, donarsi, non voler possedere se stessi, ma diventare liberi da sé: non ripiegarsi su se stessi – cosa sarà di me –, ma guardare avanti, verso l’altro – verso Dio e verso gli uomini che Egli mi manda. E questo principio dell’amore, che definisce il cammino dell’uomo, è ancora una volta identico al mistero della croce, al mistero di morte e risurrezione che incontriamo in Cristo.
"Cari amici, è forse relativamente facile accettare questo come grande visione fondamentale della vita. Nella realtà concreta, però, non si tratta di semplicemente riconoscere un principio, ma di vivere la sua verità, la verità della croce e della risurrezione. E per questo, di nuovo, non basta un’unica grande decisione. È sicuramente importante osare una volta la grande decisione fondamentale, osare il grande "sì", che il Signore ci chiede in un certo momento della nostra vita. Ma il grande "sì" del momento decisivo nella nostra vita – il "sì" alla verità che il Signore ci mette davanti – deve poi essere quotidianamente riconquistato nelle situazioni di tutti i giorni in cui, sempre di nuovo, dobbiamo abbandonare il nostro io".
"Non esiste una vita riuscita senza sacrificio". "Se getto uno sguardo retrospettivo sulla mia vita personale, devo dire che proprio i momenti in cui ho detto "sì" ad una rinuncia sono stati i momenti grandi ed importanti della mia vita".
Sul sentiero della vita, "c’è innanzitutto l’affermazione: L’anima mia è turbata". Qui appare lo spavento di Gesù, illustrato ampiamente dagli altri tre evangelisti – il suo spavento davanti al potere della morte, davanti a tutto l’abisso del male che Egli vede e nel quale deve discendere. Il Signore soffre le nostre angosce insieme con noi, ci accompagna attraverso l’ultima angoscia fino alla luce".
Poi seguono le due domande di Gesù.
"La prima, espressa solo condizionatamente: "Che cosa dirò – Padre, salvami da quest’ora?" Come essere umano, anche Gesù si sente spinto a chiedere che gli sia risparmiato il terrore della passione. Anche noi possiamo pregare in questo modo. Anche noi possiamo lamentarci davanti al Signore come Giobbe, presentargli tutte le nostre domande che, di fronte all’ingiustizia nel mondo e alla difficoltà del nostro stesso io, emergono in noi. "
Davanti a Lui non dobbiamo rifugiarci in pie frasi, in un mondo fittizio. Pregare significa sempre anche lottare con Dio, e come Giacobbe possiamo dirGli: "Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto!" Ma poi viene la seconda domanda di Gesù: "Glorifica il tuo nome!" Nei sinottici, questa domanda suona così: "Non sia fatta la mia, ma la tua volontà!"
L'essenziale è: apprendere il giusto ordine della realtà, accettarlo intimamente, fidarci di Dio che lo realizza in Cristo nella nostra vita. "Ed è questo l’essenziale nella nostra preghiera e nella nostra vita: apprendere questo ordine giusto della realtà, accettarlo intimamente; confidare in Dio e credere che Egli sta facendo la cosa giusta; che la sua volontà è la verità e l’amore; che la mia vita diventa buona se imparo ad aderire a quest’ordine. Vita, morte e risurrezione di Gesù sono per noi la garanzia che possiamo veramente fidarci di Dio. È in questo modo che si realizza il suo Regno."
Quando tocchiamo la croce. "Progrediamo con essa sulla sua strada e troviamo così la nostra strada. Quando tocchiamo la Croce, anzi, quando la portiamo, tocchiamo il mistero di Dio, il mistero di Gesù Cristo. Il mistero che Dio ha tanto amato il mondo – noi – da dare il Figlio unigenito per noi".
"Tocchiamo il mistero meraviglioso dell’amore di Dio, l’unica verità realmente redentrice." "Ma tocchiamo anche la legge fondamentale, la norma costitutiva della nostra vita, cioè il fatto che senza il "sì" alla Croce, senza il camminare in comunione con Cristo giorno per giorno, la vita non può riuscire."
Quanto più grande l'amore, tanto più grande la rinuncia. "Quanto più per amore della grande verità e del grande amore – per amore della verità e dell’amore di Dio – possiamo fare anche qualche rinuncia, tanto più grande e più ricca diventa la vita. Chi vuole riservare la sua vita per se stesso, la perde. Chi dona la sua vita – quotidianamente nei piccoli gesti, che fanno parte della grande decisione – questi la trova. È questa la verità esigente, ma anche profondamente bella e liberatrice, nella quale vogliamo passo passo entrare durante il cammino della Croce attraverso i continenti. Voglia il Signore benedire questo cammino. Amen." (>Celebrazione della Domenica delle Palme e della Passione del Signore, 05.04.2009)