BXVI, rivolgendosi ai fedeli di lingua italiana, a margine dell'Udienza del Mercoledì, ha insistito poi ancora sul suo richiamo: "Vi invito a prendere sempre più coscienza del vostro ruolo nella Chiesa. La fiaccola della fede, che avete ricevuto nel battesimo, va tenuta ben accesa con la preghiera e la pratica dei Sacramenti; essa deve risplendere nelle vostre parole e nel vostro esempio, per permettere a tutti di attingervi luce e spirituale calore. Questo comporta che rispondiate alle odierne sfide con una profonda spiritualità e una rinnovata audacia apostolica, riproponendo agli uomini e alle donne della nostra epoca il messaggio salvifico di Cristo nella sua interezza."
Nel corso dell'Udienza aveva detto: "Dobbiamo riconoscere che l'Apostolo è un esempio eloquente di uomo aperto alla collaborazione: nella Chiesa egli non vuole fare tutto da solo, ma si avvale di numerosi e diversificati colleghi." Passando poi a descrivere le caratteristiche, diverse e tutte decisive per l'evangelizzazione delle genti, della personalità e dell'opera di alcuni dei collaboratori di Paolo nella chiesa delle origini: "Oggi, tra questa grande schiera di collaboratori e di collaboratrici di san Paolo rivolgiamo il nostro interessamento a tre di queste persone, che hanno svolto un ruolo particolarmente significativo nell’evangelizzazione delle origini: Barnaba, Silvano e Apollo."
"Tutti e tre questi uomini brillano nel firmamento dei testimoni del Vangelo per una nota in comune oltre che per caratteristiche proprie di ciascuno. In comune, oltre all’origine giudaica, hanno la dedizione a Gesù Cristo e al Vangelo, insieme al fatto di essere stati tutti e tre collaboratori dell'apostolo Paolo. In questa originale missione evangelizzatrice essi hanno trovato il senso della loro vita, e in quanto tali stanno davanti a noi come modelli luminosi di disinteresse e di generosità."
"Anche tra santi ci sono contrasti, discordie, controversie. E questo a me appare molto consolante, perché vediamo che i santi non sono "caduti dal cielo". Sono uomini come noi, con problemi anche complicati. La santità non consiste nel non aver mai sbagliato, peccato. La santità cresce nella capacità di conversione, di pentimento, di disponibilità a ricominciare, e soprattutto nella capacità di riconciliazione e di perdono."
"Paolo non agisce da "solista", da puro individuo, ma insieme con questi collaboratori nel "noi" della Chiesa. Questo "io" di Paolo non è un "io" isolato, ma un "io" nel "noi" della Chiesa, nel "noi" della fede apostolica."
"Il terzo compagno di Paolo, di cui vogliamo fare memoria, è chiamato Apollo. Nella città di Efeso ebbe la fortuna di incontrare i coniugi cristiani Priscilla e Aquila, che lo introdussero ad una conoscenza più completa della "via di Dio". Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi esprime apprezzamento per l’operato di Apollo, ma rimprovera i Corinzi di lacerare il Corpo di Cristo suddividendosi in fazioni contrapposte. Sia io che Apollo – egli dice – non siamo altro che diakonoi, cioè semplici ministri, attraverso i quali siete venuti alla fede. Ognuno ha un compito differenziato nel campo del Signore: «Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere... Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete il campo di Dio, l'edificio di Dio».
E ripensiamo, alla fine, ancora una volta a questa frase di san Paolo: sia Apollo, sia io siamo tutti ministri di Gesù, ognuno nel suo modo, perché è Dio che fa crescere. Questa parola vale anche oggi per tutti, sia per il Papa, sia per i Cardinali, i Vescovi, i sacerdoti, i laici. Tutti siamo umili ministri di Gesù. Serviamo il Vangelo per quanto possiamo, secondo i nostri doni, e preghiamo Dio perché faccia Lui crescere oggi il suo Vangelo, la sua Chiesa."