 | Dottrina: Iniziati al mistero della Quaresima |

(www.chiesadomestica.net - 21.2.2007) - MERCOLEDI' DELLE CENERI, PORTA DELLA QUARESIMA - di Nicola Castellano - Un tempo liturgico di ascesi per incorporare la salvezza di Cristo nella nostra vita. Il cammino di grazia verso la Pasqua dei cristiani che divengono adulti nella conversione continua e nella conformazione interiore progressiva al loro Signore. Una breve nota esplicativa per vivere consapevolmente questo tempo forte dell'avventura della fede.
L'anno liturgico nel nuovo testamento
L'anno liturgico, cioè la celebrazione dei misteri di Cristo nello spazio di un anno, trova fondamento nei i seguenti motivi teologici:
a) – la legge della imitazione graduale e progressiva del Cristo: per cui ciò che è accaduto una volta nella realtà storica della vita di Cristo, venendo celebrato dalla solennità (liturgica) in modo ricorrente viene rinnovato nel cuore dei credenti (S.Agostino);
b) – il limite della nostra natura umana: che ha bisogno di sfaccettare il mistero totale del Cristo per potersi uniformare progressivamente alla sua immagine;
c) – il nostro inserimento nel tempo, per cui il tempo (chrònos) è divenuto «momento di salvezza» (Kairòs), cioè è rinnovato e consacrato: l'«oggi» di grazia dei misteri li rende in qualche modo presenti, affinché noi nella successione dei vari anni, in uno svolgimento secondo una spirale progressiva, possiamo al termine di un anno venire a contatto con essi in modo più elevato che al suo inizio.
In conclusione, il tempo della Chiesa gravita attorno all'anno della redenzione del Cristo (cfr. Lc 4,16-21), e questo viene sviluppato lungo l'anno liturgico in funzione di sua proiezione e sintesi nella storia umana (anno astronomico = figura dell'anno liturgico = movimento degli uomini attorno al Cristo). In questo modo il tempo dell'azione di grazia salvifica nella storia umana non solo viene misurato e ordinato, ma anche perfezionato e accresciuto attraverso la progressione degli anni liturgici.
Il mistero di Cristo, unico e totale, cresce continuamente in noi in modo progressivo (ciclico), ma sempre più nuovo ed efficace: l'anno, infatti, è il simbolo dell'eternità, per il fatto che, muovendosi in modo circolare, sempre ritorna al punto di partenza, senza fermarsi a un qualche termine (S.Giovanni Crisostomo). Non è perciò un cerchio chiuso, ma una linea a spirale, quasi un anello nuziale che la chiesa-sposa offre al Cristo suo sposo; sintesi della circolarità nei ritmi naturali e della linearità della storia salvifica. (Cfr. Enzo Lodi “Liturgia della Chiesa” EDB)
OSSERVAZIONI
Questo bel passo di Enzo Lodi sintetizza efficacemente il senso teologico dell'anno liturgico e ci aiuta a partecipare più consapevolmente alla liturgia, anche sotto questo particolare aspetto della celebrazione del mistero di Cristo nel tempo. Brevi accenni, certo, ma che ci introducono già nel mistero per accennarne una piccola parte e per dare un senso più profondo alla nostra partecipazione all'azione sacra.
L'anno liturgico è iniziato con il periodo di Avvento e con il tempo di Natale in cui abbiamo celebrato lo stesso mistero di Cristo, sotto l'aspetto della sua venuta. Nel primo periodo dell'Avvento, la liturgia della Chiesa ci ha immersi nel mistero della venuta escatologica, finale, del Cristo, che dovrà ritornare, fortificando la nostra fede in questa speranza; nel secondo periodo siamo stati portati dalla sapiente forza dello Spirito liturgico a contemplare l'incarnazione del Verbo di Dio.
Possiamo sintetizzare quanto abbiamo celebrato nell'Avvento e nel Natale del Signore con queste parole: è venuto, viene, ritornerà ...
Ora, dopo il periodo appena trascorso, definito “Tempo Ordinario”, in cui ogni Domenica e i successivi giorni feriali ad essa collegati ci hanno messo in rilievo particolari aspetti del mistero di Cristo, ed ognuna di queste domeniche ha rappresentato come un libro a sé, stiamo per entrare nuovamente in un tempo forte, cioè caratterizzato nel suo insieme da un unico filo conduttore per più domeniche, questo periodo è la Quaresima.
La Quaresima è innanzitutto un tempo specifico di preparazione alla Pasqua; un tempo elaborato liturgicamente ed interiormente in senso ascetico.
La Quaresima ci introduce nella celebrazione, ogni anno più intensa, del mistero Pasquale di Cristo.
Il nome antico, ma anche attuale, che nella liturgia di lingua latina è Quadrigesima, che di per sé significa “40”, ha le sue radici nella lingua simbolica della Bibbia:
► Il diluvio dura 40 giorni (Gen 7,4)
► Mosè rimane sul monte Sinai 40 giorni e 40 notti (Es 24,18)
► Il popolo di Dio vaga nel deserto per 40 anni (Gs 5,6)
► Il cammino di Elia verso un'altra montagna, l'Oreb, dura 40 giorni e notti (1 Re 19,8)
► La penitenza della popolazione di Ninive è di 40 giorni (Gb 8)
► Nel NT Mc 1,13 narra di Gesù che resta 40 giorni e 40 notti nel deserto.
Per tutti questi personaggi, sia dell'AT che del NT, il numero di 40 giorni o anni era un tempo di purificazione e di penitenza; era un tempo di preparazione per la manifestazione di Dio, per questo evento della salvezza. Per noi è anche un tempo di preparazione all'adorazione della croce e alla resurrezione di Cristo, nostro Dio.
Teologia della Quaresima - (Cfr. José Aldazábal “Quaresima, mistagogia della Pasqua” in “Il cammino della Pasqua”, Libreria Editrice Vaticana)
“Per Cristo, il mistero pasquale è il suo passaggio trionfale dalla morte alla vita. Il mistero totale della passione, della morte, della risurrezione e dell'ascensione. E' il passaggio=pasqua, il grande evento della storia, l'evento salvifico per eccellenza. Atto vitale, dinamico, del Dio potente, che ci salva dalla morte per mezzo della morte del Figlio suo, e ci introduce nella vita attraverso la nuova Vita di Cristo.
Per noi, il mistero pasquale è la partecipazione alla morte, alla resurrezione e all'ascensione di Cristo. Si tratta del fatto che anche noi « passiamo », ci uniamo al passaggio pasquale di Cristo. Ogni anno più profondamente.
Questo è l'asse della storia della salvezza: che ciò che si è compiuto in Cristo-capo si compia in tutte le sue membra.
Cristo ha fatto il grande passaggio. Ha compiuto la Pasqua in se stesso.
Ora il Cristo totale, la Chiesa, prolunga e perfeziona questa Pasqua del Cristo fisico lungo la storia, passando continuamente dalla morte del peccato alla nuova e feconda vita della grazia, cammino di salvezza totale e definitiva: « Perché la tua Chiesa, rinnovata dai sacramenti pasquali, giunga alla gloria della risurrezione » (domenica di Pasqua, orazione dopo la comunione).
Un tempo forte di novanta giorni dalla Quaresima alla Pasqua
Tutto l'anno liturgico ha come fine l'assimilazione del mistero di Cristo. Ma con maggior intensità la Quaresima e la Pasqua:
- la Quaresima ci inizia alla Pasqua, ci allena nel passaggio dalla morte alla vita;
- il Triduo Pasquale (Venerdì, Sabato e Domenica della Risurrezione) porta al culmine la celebrazione del passaggio del Signore (dalla morte e dal sepolcro alla vita) e del nostro passaggio (dal peccato, attraverso il battesimo, alla grazia);
- il Tempo Pasquale prolunga la solennità durante i cinquanta giorni - la « pentecoste » -, che si celebrano come un solo giorno.
La Quaresima non è dunque fine a se stessa, ma culmina e si perfeziona nella Pasqua.
Il processo pasquale decisivo per ogni cristiano si realizza in tre momenti:
- morire al peccato e al mondo; morire all'egoismo, che è già incominciare una nuova esistenza;
- celebrare con Cristo la nascita alla nuova vita;
- e vivere con nuova energia e entusiasmo: come bambini appena nati.
Non si tratta di « istruirci » sulla Pasqua, bensì di « iniziarci » al suo mistero.
L'attenzione e le forze ci devono accompagnare « in crescendo » durante questi novanta giorni: quaranta giorni di preparazione e cinquanta di celebrazione. Con il culmine della Notte Pasquale, meta e fonte della nostra riforma di risuscitati con Cristo, e con la pienezza dello Spirito nella Pentecoste.
Non avvenga che arriviamo con affanno, lungo la Quaresima, fino alla porta, senza più le forze o la tensione necessarie poi per entrare nella Pasqua e viverla fino in fondo.
Questi novanta giorni sono un « tempo forte », una primavera spirituale della Chiesa e di ogni cristiano, che si rinnova nella sua vita di grazia, nella sua « storia della salvezza », nella sua incorporazione al Cristo che muore e risorge.
Viviamola con energia ed entusiasmo per poterne godere l'impulso durante il resto dell'anno.
Cristiani che si convertono
La progressiva incorporazione al mistero della Pasqua di Cristo è espressa dalla liturgia quaresimale in una parola: conversione.
La parola greca « metànoia » significa «cambiamento di mentalità »
In latino « conversio » ha lo stesso significato: « ritorno, cambiamento di direzione », che il latino traduce anche con « paenitere, paenitentia », ma nel pieno significato di conversione totale che gli viene dato nei testi quaresimali:
- che la nostra mentalità mondana, lontana dal vangelo, si converta in mentalità cristiana;
- che le nostre vie di peccato, la nostra vita carnale e materialista, si dirigano ora sulle strade della grazia, in una vita secondo lo spirito;
- che ove regnava l'egoismo, che chiude le porte a Dio e al prossimo, si inauguri un'apertura di docilità verso Dio e di amore pratico verso il prossimo: « Ritornate a me con tutto il cuore, ritornate al Signore vostro Dio » (mercoledì delle ceneri, prima lettura); « Levi, lasciando tutto, si alzò e lo seguì... ».
« Sono venuto a chiamare i peccatori a convertirsi » (sabato dopo le Ceneri, Vangelo). Un cambiamento, una nuova direzione nella vita. Incominciando dalla mentalità, che è la radice di ogni comportamento.
Il dito sulla piaga
Una conversione autentica « fa male ».
Perché la nostra Quaresima e la nostra Pasqua non devono limitarsi a giocare con le idee. Né accontentarsi dell'acqua di rose. Devono arrivare fino in fondo, all'acqua col sale del nostro Battesimo.
Questo « convertirsi », che è «morire con Cristo per risuscitare con lui », deve entrare con decisione nel più profondo del nostro essere. E riformare. Tagliare. Cambiare.
E ci farà male. Se il nostro vecchio Io non sente « male» in Quaresima, è perché non gli abbiamo messo il dito nella piaga. Forse ci siamo accontentati di aver dato un'elemosina o di esserci astenuti da qualche caramella o qualche sigaretta.
Se non ci siamo astenuti dal peccato e dall'egoismo, la Quaresima non è entrata nella radice della nostra personalità. E non vi entrerà neanche la Pasqua.
Se intendiamo la « penitenza quaresimale » come un piccolo digiuno, che non ci costa granché, che ci fa fare un po' di economia, e che non ci trasforma interiormente, avremo ottenuto poca cosa dalla Quaresima. E non sapremo suonare le campane di Pasqua: « Laceratevi i cuori e non le vesti, ritornate al Signore vostro Dio » (mercoledì delle ceneri, prima lettura).
È dentro che deve scendere la conversione, e non restare sulla superficie.
Celebrare la Quaresima significa guardarsi senza paura nello specchio di Cristo. Mettersi di fronte alle sue esigenze. Paragonare il suo programma e la sua mentalità con la nostra: che cosa manca? che cosa c'è di troppo? E così intraprendere con decisione la riforma: « Siate santi, perché io, il Signore, Dio vostro, sono santo » (lunedì della prima settimana, prima lettura).” (Cfr. José Aldazábal “Quaresima, mistagogia della Pasqua” in “Il cammino della Pasqua”, Libreria Editrice Vaticana)
OSSERVAZIONI
Nella Quaresima si entra attraverso una celebrazione liturgica particolare e ricca di significato il “Mercoledì delle ceneri”, porta della Quaresima.
Dobbiamo prepararci bene a questo ingresso e soprattutto con consapevolezza di scelta.
La celebrazione della Pasqua nei primi tre secoli del cristianesimo non era preceduta da un periodo di preparazione particolare, in quanto tutti i giorni dell'anno erano vissuti dai credenti con la massima intensità fino alla testimonianza del martirio. Erano convertiti in profondità e non avvertivano l'esigenza di rinnovare la conversione già avvenuta realmente con il battesimo.
A cominciare dal IV secolo si riscontra una settimana di digiuno, che precedeva la Pasqua. Poi si introdusse l'uso di iscrivere i peccatori alla penitenza pubblica, quaranta giorni prima di Pasqua, determinando così la quaresima, che cadeva nella VI domenica prima di Pasqua. Non celebrandosi di domenica (giorno festivo) riti penitenziali, si fissò questo atto al mercoledì precedente, giorno di digiuno, di cui troviamo testimonianza anche nella Didaché. Nasce così il “Mercoledì delle ceneri”.
A Pasqua venivano battezzati i catecumeni, quindi la quaresima diventò il periodo più intenso di preparazione al battesimo. Tutta la comunità era coinvolta in questa meditazione, studio e iniziazione sul valore e importanza del battesimo.
Sin dalla sua nascita, quindi, la quaresima si caratterizza per riunire in sé gli elementi del digiuno pre-pasquale, della disciplina penitenziale e della preparazione battesimale. Da ciò deriva il carattere fortemente cristocentrico della quaresima.
Oggi questi tre aspetti sono presenti nella divisione tripartita delle letture dei cicli domenicali della quaresima. Infatti, nell'anno “A” viene presentata una quaresima soprattutto battesimale, nell'anno “B” soprattutto cristocentrica e nell'anno “C” soprattutto penitenziale.
Abbiamo accennato alla nascita storica del “Mercoledì delle ceneri”, ora dobbiamo entrare nello specifico di questa celebrazione liturgica.
Innanzi tutto dobbiamo vivere questo momento celebrativo come un ingresso, nostro e di tutta la Chiesa, nel periodo quaresimale inteso come tempo di ritiro spirituale, che penetrerà, se lo vogliamo, nella nostra vita e nelle attività di tutti i giorni e in tutti i momenti, qualsiasi cosa siamo chiamati a fare. E' Dio stesso che ci fornisce i mezzi, sta a noi servircene.
Il mezzo principale per poter ricevere in pienezza la grazia quaresimale è quello di vivere la quaresima nel suo scandirsi liturgicamente:
- frequentando l'Eucaristia anche oltre la domenica, e facendoci attenti ascoltatori della Parola in essa proclamata e delle preghiere che si pronunciano durante la celebrazione. Se faremo ciò scopriremo che il Signore ci dà giorno per giorno la forza per essere in grazia;
- partecipando alla “Liturgia delle Ore”, almeno nei suoi cardini delle “Lodi Mattutine” e dei “Vespri” e concludendo la giornata prima di addormentarsi con la “Compieta”.
Se ci accostiamo a queste celebrazioni con il necessario abbandono in Dio, Lui stesso ci avvolge e ci trasporta in luoghi interiori inesplorati, santificando la nostra esistenza, facendoci vivere la comunione con Cristo e con la sua Chiesa.
Messa del Mercoledì delle Ceneri: significato delle letture - (Vincenzo Raffa “Liturgia Festiva” n.94 Tipografia Poliglotta Vaticana 1983)
“Il mercoledì delle Ceneri è la porta della Quaresima. Il formulario della Messa odierna, unito a quello dell'Ufficio ed al rito di imposizione delle Ceneri formano come l'insegna posta sull'ingresso dell'edificio liturgico quaresimale.
In questi testi si trovano indicazioni che ritraggono, sia pure sommariamente, tutta la fisionomia del tempo di preparazione alla Pasqua. Ma la liturgia della presente giornata non si limita a dare un'idea di tutto il corso di settimane che portano al triduo sacro, fornisce anche i sussidi divini per intraprendere e percorrere con coraggio e frutto il nuovo cammino.
Aspetti orientativi e caratteristici sono quello della preghiera, del digiuno, delle opere di carità, dell'ascolto della parola. Ma fra questi emerge costante quello della conversione e della penitenza.
Il concetto di conversione, infatti, affiora un po' ovunque nelle componenti della liturgia odierna. Già fin dall'antifona d'ingresso sentiamo dire che Dio dimentica i peccati di quanti si convertono. La colletta ci fa chiedere al Signore « un cammino di vera conversione ». La lettura dal libro di Gioele poi si colloca tutta intera in un contesto di conversione.
Si è verificata una sventura pubblica (l'invasione delle cavallette = Gl 2, 1-11). Essa segna il giorno di Iahvé (2, 11) cioè una visita ammonitrice del Signore, visita che si presenta come castigo per i peccatori, ma annunzio infallibile di benedizione, cioè di tutti i beni divini, per quelli che si convertono a Dio (2, 11).
Risuona la voce di Iahvé (2, 11). Essa invita precisamente a ritornare alla casa del Padre. Se l'invito verrà accolto egli farà trionfare la sua misericordia. Gli amici di Dio saranno colmati di grandi favori. (2, 14).
Il testo di Gioele parla di ascesi interiore ed esteriore, ma si riferisce anche a celebrazioni liturgiche (« convocate un'adunanza solenne », «i sacerdoti del Signore dicano: Perdona, Signore, al tuo popolo ... »). La lettura dunque delinea felicemente il volto della quaresima.
Il Salmo responsoriale è la risposta alle sollecitazioni divine. Esse hanno toccato il cuore dei fedeli, che, consapevoli delle loro colpe, invocano: «Perdonaci, Signore, abbiamo peccato ».
San Paolo nella seconda lettura imita in un certo senso Gioele. Il profeta si era fatto latore del messaggio di Iahvé che esortava alla penitenza e prometteva la sua grazia. Anche l'Apostolo si presenta come ambasciatore di Cristo. Anch'egli chiede ai fedeli disponibilità alla riconciliazione con il Padre che hanno offeso, per « diventare ... giustizia di Dio » cioè compartecipi del suo stesso genere di esistenza.
I cristiani – è sempre Paolo che parla – hanno ricevuto la grazia del battesimo e vivono l'era della restaurazione messianica, perché Dio ha esaudito il Figlio suo che lo pregava per la liberazione dell'umanità (Is 49, 8 = II). Tutti ormai devono comportarsi in modo da non vanificare questa ricchezza di doni.
Gioele parlava del giorno del Signore e l'Apostolo segnala l'arrivo del giorno della salvezza. Per coloro che si convertono il giorno del Signore è anche giorno di salvezza. Nell'attualizzazione liturgica, spazio privilegiato di bene è la Quaresima.
L'appello alla penitenza risuona anche nel canto al Vangelo: « Oggi non indurite il vostro cuore ».
Nel brano evangelico si richiamano alcune di quelle pratiche che costituiscono la caratteristica della Quaresima e cioè le opere di carità (elemosina), la preghiera e la mortificazione (digiuno). Gesù pone l'accento sullo spirito vero che deve animare queste attività religiose. I suoi discepoli non devono mirare al plauso umano, ma al gradimento divino; non devono servire alla vanità e all'ipocrisia, ma rendersi pronti all'incontro di grazia con il Signore.
Le tre orazioni ci fanno domandare a Dio l'equipaggiamento per una lotta vittoriosa contro lo spirito del male. Le armi efficaci sono: la conversione, la mortificazione, le opere di carità e soprattutto la celebrazione eucaristica, che deve sostenerci lungo la via che ci porta alla celebrazione della Pasqua.”
OSSERVAZIONI
Diceva sant'Agostino: « in questi giorni bisogna aumentare le elemosine, come per debito.... Cosa c'è di più iniquo del fatto che quello che meno dispensa l'astinenza, lo conservi una permanente avarizia? .... Ciò che la temperanza sottrae al piacere, la misericordia lo aggiunga alla carità » (Serm 208: PL 38,1045).
Le Ceneri vengono imposte dopo l'omelia, il rito prevede che nell'imporle il ministro dica: « Convertitevi e credete al Vangelo », oppure « Ricordati che sei polvere, e in polvere tornerai ».
Il rito, quindi ha un duplice significato, quello relativo alla conversione, alla penitenza, al perdono dei peccati e al rinnovamento interiore; e quello che esprime la precarietà e la insufficenza umana.
Il rito delle Ceneri è un “sacramentale”: una invocazione che la Chiesa fa al Padre, unita a Cristo. L'azione liturgica presenta una domanda a Dio e, per mezzo della domanda liturgicamente presentata, produce un effetto interiore nei fedeli, che è commisurato al grado di ricettività dei singoli. Ottiene la conversione e la buona volontà di seguire con frutto tutto l'iter quaresimale. Prepara così a condividere la grazia speciale della Pasqua.
L'amore di Dio pervada i nostri cuori e li faccia, per intercessione della Santissima Vergine Maria stella del Mattino e del suo castissimo sposo San Giuseppe, tempio dello Spirito Santo. Buona Quaresima a tutti.
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