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Testimonianze 

Famiglia Franchini
Parrocchia dell'Osservanza
(diocesi di Cesena - Sarsina)

Ciao a tutti,

siamo Federico e Chiara, una coppia di giovani sposi rispettivamente di 27 e 24 anni. In queste poche righe cercheremo di raccontarvi qualche pezzo della nostra vita, forse i più importanti fino ad ora o forse quelli che meglio affiorano nella nostra mente per il proprio splendore, chissà…

Siamo sempre stati due persone alla ricerca e, in questa ricerca senza nome, una grossa mano ce l’ha data il percorso all’interno dello scoutismo che accomuna le nostre due vite e che, di fatto, è stato anche il percorso che ci ha fatto incontrare e re-incontrare … ma torniamo alla ricerca!

Abbiamo avuto due infanzie diverse, Federico figlio unico da due genitori separati, Chiara primogenita di quattro figli da una famiglia tanto affiatata; Federico che in adolescenza indurisce il cuore per paura di ferirlo troppo, Chiara che cerca nei ragazzi conforto e protezione; ma la sete di qualcosa di più grande, quella era uguale per entrambi! Nella ricerca della fonte diventiamo grandi e troviamo dove poggiare il capo entrambi al SOG (servizio orientamento giovani) dei frati minori di Santa Maria degli Angeli. Lì, per la prima volta, ci sentiamo ascoltati e AMATI da un Dio che vuole solo bene-dire, rendendo le nostre FERITE delle FERITOIE.

È da questo incontro con lo Spirito che, nonostante ci conoscessimo da tempo, ci rivediamo con occhi nuovi, quelli dell’amato che riesce ad amare, e decidiamo di metterci insieme. Ma la sete di assoluto non finisce MAI, e allora le nostre domande iniziano a spaziare dal “Sono chiamato/a ad una vita sponsale o ad una vita consacrata?” e una volta scelto di intraprendere il cammino del fidanzamento la domanda diventa “Quali sono i cardini, i pilastri sui quali vogliamo fondare la nostra famiglia nel Signore?”.

È così che le risposte lentamente, come frutti maturi, arrivano ai nostri cuori e le parole che verbalizziamo sono: PROVVIDENZA, SOBRIETA’, ACCOGLIENZA/APERTURA ALLA VITA.

Dal tempo del fidanzamento siamo seguiti da una coppia, oramai divenuta di amici, facente parte della rete delle famiglie ignaziane che, tramite questa specifica spiritualità, accompagna i nostri passi in un cammino di discernimento continuo. Questa coppia è fondatrice di una piccola realtà nelle colline sopra Predappio chiamata Querce della Porrettaccia che, oltre ad essere loro dimora ospita coppie e singoli in cerca di Dio in un’ottica di totale provvidenza al Signore.

Spinti da tanta ammirazione per questa realtà e vogliosi di vivere quelle 3 parole che sapevamo essere tanto importanti, chiediamo loro di passare i primi 6 mesi di vita matrimoniale alle Querce. La richiesta viene accolta e così scopriamo di fare parte di una grande famiglia che condivide quelli che credevamo essere valori solo di pochi: la CHIESA DOMESTICA.

Scopriamo, dopo 2 mesi dal matrimonio, di aspettare la nostra piccola Anna Luce così scegliamo di trasferirci più vicini a Cesena, la nostra città.

La volontà profonda era quella di trovare un focolare che potesse ospitare il nostro desiderio di SPIRITUALITÀ DOMESTICA. Nonostante questi desideri ci fossero chiari, pareva proprio difficile incappare nella proposta per noi migliore. Dopo settimane, dunque, scegliamo di abbandonare la ricerca di una nuova casa e rimettiamo ogni intuizione nelle mani del Signore consapevoli che ci avrebbe sicuramente donato qualcosa di ancor più grande di ciò che immaginavamo!

Dopo solo un giorno di questo abbandono totale alla Provvidenza veniamo contattati da un giovane Parroco della città che ci offre un appartamento ricavato all’interno di un convento francescano oggi Parrocchia dell’Osservanza e i nostri cuori si riempiono di gioia e commozione.

Oggi viviamo qui, in uno spazio che trasuda PROVVIDENZA, che vive nella SOBRIETÀ e che è APERTO come una parrocchia deve essere. Quei valori che intuivamo durante il fidanzamento si sono fatti carne, più volte, nella nostra vita ancora così inesperta e già sorpresa da tante meraviglie!

Vi chiediamo di pregare per noi, se potete.

Noi faremo lo stesso.

Un caro abbraccio!

Federico, Chiara, Anna Luce

 
Luigi Verdi
Fraternità di Romena

TEMPORE FAMIS
di Luigi Verdi

Sono giorni in cui pensi all’universo e cerchi qualcuno che possa illuminare la notte.
Giorni in cui ci troviamo a lottare con i nostri dubbi, con le nostre crisi, con le nostre identità precarie.
Giorni in cui viviamo la “precisione dell’amore”, in cui leggiamo finalmente con esattezza i nostri affetti.

Sono giorni in cui devi far tacere l’io per poter ascoltare un silenzio più grande, un silenzio abitato, un silenzio pieno.
Giorni in cui senti di essere un tutt’uno con tante religioni e con tutti gli esseri viventi.
Giorni di un cristianesimo finalmente nudo, in cui l’essenziale non sono i riti, ma il poter sentire l’incarnazione come un dono.

Sono giorni che ci ricordano che ciò̀ che vale è il pane sulla tavola.
Giorni in cui devi vivere quell’intensità quasi muta della vita fatta di necessità e di bellezza.
Giorni in cui ti accorgi di aver vissuto tutto con avidità, mentre la vita vera era da un’altra parte.

Sono giorni per tornare ad abitare poeticamente il mondo, in cui capisci che contemplare vuol dire prendersi cura.
Giorni per sentire che la vita vera non è mai facile e comoda, che il reale sta dalla parte della poesia e che la poesia è dentro al reale.
Giorni per guardare senza avere l’intenzione di prendere.

Sono giorni in cui ciascuno dei nostri gesti può impedire al mondo di rotolare verso gli abissi.
Giorni in cui una madre che rimbocca il lenzuolo al suo bambino addormentato è come se si prendesse cura di tutto il cielo stellato.
Giorni per misurare il valore di tutte le cose e vedere quanta luce contengano.

Sono giorni in cui senti che è il momento di non perdere tempo a maledire.
Giorni in cui capisci che sono la bellezza, la semplicità e la fragilità che ci aprono al futuro.
Giorni in cui capisci che è questo, proprio questo, il modo nuovo per respirare in questo mondo.

 
 
Don Antonio Torresin
Parrocchia San Vito al Giambellino
(diocesi di Milano)

Link: http://www.sanvitoalgiambellino.com/home.html

Abbiamo percepito meglio l’evidenza che l’eucaristia non è una devozione individuale ma un atto comunitario. Che cosa fare allora? Molti preti si sono buttati a pesce nella strada della trasmissione via streaming delle messe che continuavano a celebrare anche “in assenza di popolo”. Il mio istinto è stato diverso: se il popolo digiuna, digiuno anch’io. Imparo a vivere in attesa, perché senza l’assemblea presente con i corpi e i volti, la celebrazione è monca. Non che sia sbagliato celebrare senza popolo, e infatti, dopo un po’ di settimane, abbiamo deciso di celebrare una volta alla settimana per il popolo – intercedendo per tutti e a suffragio dei defunti – anche per non trasformare questa posizione in un assunto ideologico. D’altra parte, ho fortemente evitato la trasmissione della messa in streaming. Cosa lecita, certo, e i preti che lo hanno fatto hanno le loro buone ragioni. Ma due cose mi hanno trattenuto: la prima è che mi sembrava sbagliato incrementare la pratica che alla messa si possa “assistere” (termine caro al rito tridentino) come ad uno spettacolo. Dove per altro il prete sembra cercare ancora un ruolo di protagonista che alimenta un certo clericalismo. Alla messa non si assiste, si celebra, si partecipa attivamente. E poi: esiste solo la messa? Per questo – è la seconda ragione – ho pensato di investire le mie energie nell’aiutare i credenti a “celebrare” nelle case, preparando sussidi, fornendo anche qualche audio che facesse presente la voce della comunità in ogni casa, suggerendo magari di celebrare insieme con le piattaforme che oggi permettono di connettersi con più famiglie. È stato un vero e proprio lavoro, che ha chiesto a me una cura per la celebrazione – e non solo per l’omelia – che normalmente non mettevo in opera; e che ha chiesto ai credenti di attivarsi per celebrare: preparando il luogo, i segni, i tempi… Chi lo ha fatto credo sia cresciuto nel suo vissuto di fede.

 
Coniugi Giorgetti
Famiglia Chiesa Domestica
(diocesi di Rimini)

Uno sguardo al tempo biblico e al tempo della Chiesa sarà efficace per “sognare” e progettare una impostazione diversa da dare alla nostra vita familiare.

Nel mondo biblico la casa fu un luogo primario della manifestazione divina e il veicolo forse più importante per la costruzione del Regno di Dio.
Pensiamo alle vicende di Abramo. Dio appare a una famiglia, davanti casa (la tenda), a mezzogiorno quando la moglie è intenta a preparare il pranzo, per annunciare la Sua Promessa, la Sua Alleanza: “Tu sarai capostipite di una grande discendenza”.

Dio si serve del suo “veggente”, che è un padre (non un religioso), e di una casa (non un convento, non una chiesa). Questa visione al querceto di Mamre poco prima del pasto è tipica. Quante altre volte Dio ha agito così! Occorrerebbe leggere di più la storia delle “famiglie della Bibbia” (quella di Mosè, di Giacobbe, di Samuele, di Tobia e Sara, quella di Nazareth… ; studiare la Bibbia e la storia biblica in chiave di famiglia ci riserberebbe tante gradite sorprese.
Pensiamo alla Pasqua ebraica, nata, diffusa e totalmente impostata nelle case con un rituale gestito dal capofamiglia.

Pensiamo allo stile di trasmissione della fede come viene anche ricordato nello “Shemà Israel “(Ascolta Israele). È il testo biblico più famoso che dice a ogni israelita: “Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore… Questi precetti che oggi ti do ti stiano fissi nel cuore, li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai… li scriverai sugli stipiti della casa e sulle tue porte” (Dt 6,4). Ecco descritto un ruolo centrale della famiglia nella evangelizzazione e nella costruzione di un popolo di Dio.
A chi si rivolge Dio? Ai padri di casa. Per capire la forza innovatrice di questa impostazione guardiamo come oggi avviene la trasmissione della fede; avviene quasi soltanto dentro un Magistero che parte dal Papa che scrive i suoi documenti ai vescovi: e questi documenti sono spiegati dai parroci alla gente nelle pubbliche liturgie o in catechesi comunitarie.
Poche coppie, pochi genitori sanno essere protagonisti della fede.
Leggendo la Bibbia invece vediamo che Dio vuole che i padri, nelle loro case e nel
concreto dei ritmi quotidiani, divengano le strutture portanti (non le uniche certamente) della fede.
La casa e le sue espressioni famigliari anche nel Nuovo Testamento hanno goduto di un posto davvero centrale. Già il Vangelo dell’infanzia presenta l’evento dell’incarnazione situato nell’ambito familiare: dall’annunciazione alla nascita di Gesù. I due cantici. Quello della Vergine e quello di Zaccaria non provengono (come forse succederebbe oggi) da un monastero o dalla raccolta di canti della parrocchia, ma nascono in due case: da una mamma e da un papà cui è nato un bimbo. La storia umana delle famiglie con i suoi eventi lieti (nascita, matrimonio…) o tristi (malattia, morte…) si intreccia con l’intervento divino e diventa storia della salvezza.

La stessa Eucaristia ha avuto origine in una casa, con uno stile casalingo, nel bel mezzo del più domestico degli avvenimenti: il mangiare insieme.
Certamente sia Gesù che i primi cristiani frequentavano il tempio e le sinagoghe. Ma resta prioritaria l’impressione di una “chiesa domestica” nel senso di una chiesa a dimensione casalinga, domestica, familiare.

Oggi le nostre case sono “chiesa domestica”: il luogo dove Cristo agisce, come agisce nel tempio, con l’azione del celebrante. La nostra casa è Chiesa: cioè luogo dove Cristo è presente, Cristo che guarisce, che parla, che conforta, che fa il bene, che salva…; il luogo dove i nostri figli possono crescere in età. Sapienza e Grazia. Noi siamo la sua bocca per leggere e proclamare la sua Parola, le sue braccia per compiere le opere di salvezza e guarire; i suoi piedi per andare vicino alle persone.
Ecco allora che le nostre chiese domestiche come la Chiesa intera non possono fare a meno della Parola di Dio. Parola di Dio letta, ascoltata, pregata, incarnata.
È Parola che illumina, guida, indirizza, corregge, educa, sostiene, incoraggia il perdono, dà speranza nei momenti difficili, dona pace nei momenti di tensione, alimenta la fiducia nel Signore e fa crescere la comunione fra i membri della famiglia.
È Parola che diventa preghiera, linguaggio con cui si dialoga con Dio che, in quella parola scritta ci ha parlato. Così la Bibbia diventa lode, ringraziamento, supplica, invocazione, intercessione. Dall’incontro con la Parola di Dio emerge un nuovo volto di famiglia, una famiglia più consapevole della propria vocazione, una famiglia più aperta agli altri e meno ripiegata sui propri beni e sui propri problemi.

Come trovare un tempo adatto nella giornata così piena per la lettura e l’ascolto della Parola di Dio?
*Anzitutto è importante darsi una regola: “il dovere di sedersi”. Prendersi del tempo. Se ci affidiamo allo spontaneismo, alla voglia, al “lo farò quando avrò tempo “, mi ritroverò, alla fine della giornata, a non avere avuto il tempo per il Signore.

-- Alcuni sposi hanno deciso che il tal momento della giornata è del Signore; si leggono le letture del giorno, si sottolinea una parola, una frase. Sarà la Parola di vita per quel giorno: verrà custodita e ripetuta nel cuore, sarà come il faro della nostra giornata. Alcune coppie trovano questo momento dopo cena, dopo aver messo a letto i figli. Altre invece preferiscono prima di cena, considerando importante la presenza dei figli.
A pranzo e a cena può esserci la preghiera della mensa con una lettura di un passo breve della Bibbia. --

*Ci sono le tappe religiose tipiche di una famiglia che non possono non essere valorizzate come momenti altamente educativi e che danno origine a ricche sorgenti di formazione, grazie all’ascolto della Parola di Dio e alla preghiera: i battesimi, le prime comunioni, le cresime, gli anniversari di matrimonio, le malattie e le morti, i tempi forti dell’anno liturgico.
*Anche “l’ambiente casa “ci deve parlare di Dio e deve aiutarci a parlare con Dio. Per questo può essere molto utile creare, in un posto adatto, “l’angolo di Dio”: un’immagine significativa, la Bibbia, un cero, dei fiori… Ognuno personalizza come crede. Diventa un richiamo e uno stimolo per tutta la famiglia e per chi la frequenta.
*Una continua ricchezza proviene dall’eucaristia domenicale. Ci si potrebbe preparare in Casa leggendo le letture, interrogandosi su cosa il Signore vuol dire a noi come coppia e personalmente. Decidere per quali mancanze vogliamo chiedere perdono durante il rito penitenziale della Messa e quali situazioni della vita familiare offrire a Dio nella presentazione delle offerte. Per chi e per cosa ringraziare il Signore dopo averlo incontrato nella Eucaristia.
La “liturgia del rito” si traduce nella “liturgia della vita”. La vita di coppia e di famiglia è una liturgia vissuta nel quotidiano. Ogni gesto di amore familiare, vissuto nella fede della presenza del Risorto in mezzo a noi, è preghiera è liturgia.


Chiesa domestica, perché?
Domestica perché in casa siamo Chiesa in modo diverso; abbiamo uno stile casalingo, diverso dallo stile di chiesa comunitaria e liturgica. Certamente siamo Chiesa quando nel giorno festivo il popolo si raduna nel tempio. È lo stile pubblico dell’esser Chiesa, il cui punto di riferimento è il sacerdote, mentre insieme celebriamo la liturgia. È la chiesa riunita comunitariamente, qui i cristiani esprimono insieme la loro fede, è presenza di Dio; è un concentrato di grazia.

Ma c’è un altro stile di Chiesa ed è quello domestico, cioè nelle ‘domus’, nelle case. È la Chiesa diffusa nelle case, il cui punto di riferimento è il padre e la madre. I cristiani portano nelle loro case la luce della fede. È la casa che è calda dentro; luminosa perché dentro c’è il bene: c’è Dio. C’è il perdono, l’accoglienza, il volersi bene, l’attenzione alle persone… È la Chiesa nelle case, la comunità di tutte le ore della settimana, quando noi viviamo bene, col Signore con noi, nella ferialità, nell’ordinario che si fa straordinario. Ecco per esempio:
*Quando a mezzogiorno io invito a pregare, e prima del pasto faccio il segno della croce invitando a ringraziare Dio; quando la sera chiedo e chiediamo il Suo perdono; quando al mattino invito a pregare o insieme chiediamo l’aiuto per vivere bene la giornata… ecco tu, io, noi siamo Gesù Sacerdote nella nostra casa.
*Quando tu per l’ennesima volta cerchi di correggere tuo figlio e lo fai senza lasciarti vincere dal nervosismo, ma continuamente ti preoccupi di lui che cresca bene… in quel momento tu sei Gesù che parla oggi, che parla nella tua casa. Sei Gesù maestro, Parola di Vita, Gesù parla per mezzo di te.
*Quando c’è stata un’incomprensione col tuo coniuge e a tempo opportuno riprendi il discorso senza lasciarti vincere dallo spirito di rivincita; cerchi un dialogo, aiuti a chiarire, fai il primo passo, ti metti in ascolto… ebbene, quando riesci a ricreare l’armonia e alla fine tornate a sorridervi e a perdonarvi, a guarire le vostre ferite… ecco… che sei stato Gesù che compie il miracolo della guarigione. Sei Gesù Salvatore.
*Quando tra gli amici o vicini o parenti, io so che c’è una particolare difficoltà e riesco con tatto ad avvicinarli, riesco a dire una parola buona, un buon consiglio, cerco di aiutarli…; ecco in quel momento io sono Gesù, buon Pastore che va in cerca della pecorella smarrita.
*La nostra casa diventa luogo dove Cristo agisce come agisce nel tempio, con l’azione del celebrante. La nostra casa è Chiesa: cioè luogo dove Cristo è presente, Cristo che guarisce, che parla, che conforta, che a il bene, che salva.

È necessario prendere coscienza di questa realtà, ringraziare Dio perché ci ha voluto suoi collaboratori in un’opera grande, perché stiamo costruendo la Chiesa, il Regno di Dio oggi nel mondo, nei giorni feriali. Forse tanti non ci pensano, ma fanno tutto questo senza rendersene conto, con l’impegno quotidiano, pur tra la fatica, tra qualche lacrima e anche con qualche impazienza. Eppure, il bene c’è, si opera; il Regno di Dio si costruisce. Dio è all’opera ancora oggi, non solo duemila anni fa. Oggi è all’opera per mezzo nostro; oggi avvengono anche per mezzo nostro gli ‘ Atti degli Apostoli’. Questa è la strada su cui si gioca la nostra santità. È il nostro modo di essere santi, apostoli, profeti, sacerdoti.

 
Elena e Marcello Copertino
Le Querce della Porrettaccia
(diocesi di Forlì-Bertinoro)

Link: https://le-querce-della-porrettaccia.webnode.it/

Quello che ormai ci sembra chiaro e su cui, ogni possibile dubbio sta ulteriormente svanendo, è che in questa Pasqua 2020 abbiamo assistito ad un profondo rinnovamento della Chiesa universale, che vede, fra i suoi aspetti preminenti, la nascita, o meglio il nuovo compimento, della Chiesa domestica. E che questo sia avvenuto in questo tempo forte dell'anno, non ci pare per nulla una coincidenza.


Non vogliamo dire che il Signore si sia scomodato a mandare il Coronavirus e i conseguenti decreti/divieti per la chiusura delle chiese (sarebbe un atteggiamento magico, e Lui non ne avrebbe bisogno), ma come sempre il Signore sa volgere al bene anche gli eventi più tragici della storia e dei suoi figli. Del resto, i segnali c'erano già e da qualche tempo: comunità di famiglie, gruppi per la lettura del Vangelo nelle case, coppie e famiglie che ri-abitano canoniche o santuari vuoti, famiglie che aprono la loro stessa casa e che ne fanno un luogo di spiritualità domestica... ma quello a cui oggi stiamo assistendo è la forte visibilità e maturazione di questo processo. La ri-nascita appunto di una forma di Chiesa – quella domestica,  che si affianca e non si sostituisce a quella degli ordini religiosi e delle diocesi/parrocchie, ma che non si limita a "mettere toppe" alle mancanze di questi giorni (no messe, no eucarestia, no confessione sacramentale, no catechismo, ….), bensì prende sul serio il fatto che "il velo del tempio si è squarciato" e che il Signore forse era stanco di essere tenuto fuori della nostra vita privata e dalle nostre case e di essere relegato, nella sua Santità, ai tabernacoli. Che Egli viene a bussare alla porta della nostra casa e chiede di venire a celebrare la Pasqua con noi. E dopo che avremo celebrato la Pasqua con Lui, dovremo prendere sul serio questa chiamata alla Vita Nuova nel Vangelo.


Senza giocare al ribasso o illuderci che la Chiesa domestica possa ridursi alla semplice "catechesi dei genitori verso i propri figli" o "saper mostrare l'amore coniugale come specchio di quello di Dio per la Sua Chiesa" (che sono cose buone in sé, ma un po' poco per dirci Chiesa), bensì che anche questa forma di Chiesa implichi, come tutte le altre e come tale, l'ascolto della Parola, la frazione del pane (condivisione della tavola e della vita), la preghiera continua, come pure la dimensione del servizio che costa, o per meglio dire, "vale" tutta una vita.  E che quindi non possa limitarsi alle cure quotidiane per i nostri famigliari (nemmeno se piccoli, malati, anziani, scoraggiati… o comunque particolarmente bisognosi), ma ci impone di lasciare aperta la porta della nostra casa ad accogliere (AL 186-187, 196-197). Perché la Chiesa domestica non si riduca nella ricerca intimistica di un certo benessere spirituale famigliare, ma si apra alla costruzione del Regno.


Stiamo dicendo che i segni di questa Chiesa rinnovata dal profondo vanno presi sul serio, che i sacramenti ricevuti, matrimonio compreso, ci pongono sulla stessa barca con chi ha ricevuto l'ordine, e che, anche se con diverso stato di vita, desideriamo vivere come adulti nella fede, nella specificità che ci contraddistingue. Che vediamo con favore, in questi tempi, i segni di una Chiesa che si interroga e cerca un " magis", che non si accontenta, ma punta a riscoprire e approfondire i doni che ha giá. Come il dono della Parola!


Nei giorni della Settimana Santa ci è risuonato forte in preghiera questo invito a vivere in pienezza la Pasqua, come compimento di questa Parola: " Ed egli rispose: «Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli». Come sappiamo, ogni volta che nel Vangelo si parla di un "tale" senza altro specificare, é perché ciascuno di noi può sostituirsi: quel tale siamo tutti noi. E quest'anno, più che mai, il Signore viene/è venuto (Maranà-tha) nelle nostre case a celebrare la Pasqua con i suoi discepoli, prendendo noi nella nostra casa, come suoi discepoli. In virtù dei sacramenti ricevuti (battesimo, cresima, ordine o matrimonio), siamo tempio dello Spirito che abita in noi. Non lo sapete? Ci domanda Paolo (1 Cor 3, 16). Invece che continuare a guardare ai sacramenti che ancora per qualche tempo non potremo ricevere (e che preferiamo quasi non ricevere se deve prevalere la logica del plexiglas o della distanza, che tradirebbero in profondità il senso stesso di quei segni!), sentiamo il richiamo forte a guardare e a prendere sul serio i sacramenti già ricevuti e la Grazia abbondante già riversata su di noi (senza peraltro alcun merito, ma come dono gratuito del Signore). Ci diamo disponibili allora (non senza tremito) come famiglia a continuare a ricevere il Signore nella nostra casa per questo tempo pasquale, così come oggi siamo qui ed ora, come non erano perfetti quei dodici là e allora. E il Signore lo sapeva, ma non si è schifato di celebrarla fino alla fine con loro!


Vediamo allora profonda sintonia fra ciò che accade oggi e l'esperienza delle prime comunità cristiane. E questo ci interroga.  Stanno moltiplicandosi le persone che pregano la Parola e chiedono di fare esercizi o di avere un accompagnamento spirituale. Come sempre la crisi porta alla luce in modo forte e veloce quello che già era in atto, nel bene e nel male. É un acceleratore di processi, un tempo rivelativo: un conto é il fattore scatenante, altro è la capacità di osservare i processi più profondi all'opera. Già le chiese si stavano svuotando di numero e, spesso, di gioia, già stavano mancando i preti, ora queste chiusure obbligate... e dall'altro lato, la fioritura di una Chiesa domestica e diffusa che nutre e appassiona. Chi vuole il ritorno alla normalità é per noi rimasto intrappolato in quel percorso di decadenza e implosione che abbiamo tratteggiato qui sopra, non ci scandalizza né preoccupa.  Ecco, piuttosto siamo a domandarci come seguiremo e coltiveremo questo nuovo corso che si basa su numeri piccoli, cenacoli domestici. Pensiamo a suore e preti che riabitano case e appartamenti normali, che celebrano in case e luoghi di lavoro, dove li invitano e magari lavorano loro stessi. Pensiamo a conventi e canoniche diventare condomini famigliari, perché i religiosi che li abitavano calano di numero e il sorpasso delle famiglie e dei single é innegabile. Pensiamo a una Chiesa diffusa senza paramenti sacri né altari, perché l'uomo stesso e la sua vita sono tempio di Dio. Una chiesa che celebra la Vita (nascite, morti, matrimoni, altri passaggi...) nei luoghi della vita: piazze, case, fontane ... che come il Maestro incontra l'uomo nel suo tempo-luogo di vita o non-vita. Perché per questo è venuto il Signore. Per sporcarsi le mani con le nostre storie... ma chiuso nei tabernacoli o dietro gli altari diventa ai più inaccessibile. La "distanza sociale" in cui avevamo relegato Dio rispetto alla vita dell'uomo é ormai troppa.


Sentiamo di poter concludere dicendo che la forma nuova di Chiesa che nasce e cresce non farà piazza pulita delle precedenti (che sarebbe ugualmente una tentazione!) ma sarà quel lievito e luce che cresce all'interno di essa per dare nuova Vita a tutto il corpo (leggi, comunità dei credenti). La tentazione sarebbe infatti quella di voler togliere di mezzo cioè che non funziona, non ci piace, non è adatto e consonante con il Vangelo: questo lo farà il Signore, con i suoi tempi e all'ultimo giorno (ricordate la parabola della zizzania e del grano?). A noi oggi, come operai nella Vigna rinnovata dal Signore, spetta collaborare alla Sua opera, facendo crescere i tralci nuovi e che, se sono nel Signore come crediamo, daranno frutti abbondanti! Anzi, essendo noi stessi disponibili ad essere quei tralci nuovi nelle mani del Vignaiolo! Crediamo infatti, con tanta gratitudine e meraviglia, che il Signore sia al lavoro e che noi dobbiamo solo cercare di rimanere in Lui e di lasciare che agisca attraverso noi, mettendo (e qui si gioca il "cosa facciamo allora noi?") tutta la nostra Vita nella Sequela. In quanto Popolo di battezzati (leggi: sacerdoti, re e profeti), comunità dei credenti.

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